Coronavirus. Si diventa fatalisti, lo sapete?

Coronavirus. Si diventa fatalisti, lo sapete?

Ore 16. Sono chiusa in macchina, ferma dentro il garage. Aspetto che Jacopo si svegli, o perlomeno che dorma una mezz’ora. 

In questi giorni sconvolti dal coronavirus è molto irritabile e capriccioso. La chiusura delle scuole per lui è stata particolarmente traumatica, un punto di riferimento che manca, la socializzazione che ne risente, l’assenza di una vera e propria routine, visto che sto cercando di gestire alla meglio questa situazione parcheggiandolo un po’ dove capita, dovendo per forza andare in ufficio. 

Ho pensato che svegliarlo per l’ennesima volta lo avrebbe fatto incazzare, e per la prima volta non mi sono detta “pazienza, deve capire”. Per la prima volta da mesi, ho deciso di piegarmi un po’ a quei suoi ritmi così lenti e indolenti, così – giustamente – bambineschi e così in contrapposizione col periodo che sto vivendo, fatto di fretta, corse, ricerca di tempo, di imperativi. Devi ubbidire! Devi muoverti! Devi alzarti! 

Ritmi così serrati da non avere neanche tempo di scrivere, di chiamare un’amica per piangere, o per ridere, o semplicemente per raccontare. 

Lui dorme e io scrivo. Sul cellulare. Poi dovrò spostare tutto sul PC e mi dico che chissà se ce la faccio, se poi ho tempo. Devi farcela! 

Coronavirus. In questi giorni di follia pura, dove psicosi si alterna a minimizzazione, dove misure drastiche si alternano alla totale superficialità, sono consapevole della mia ignoranza in materia e a chi mi chiede se secondo me le misure attuate dal governo per contrastare una possibile epidemia siano giuste rispondo che non lo so. 

Non lo so se lo sono. 

So solo che per le famiglie è un gran casino. Quelle che devono lavorare lo stesso. Quelle senza grossi aiuti. Quelle, come noi, con un immunodepresso in casa. 

E non fate quelli che “oh poverini”. Siamo tantissimi, sapete? 

Molto più dei malati del corona. 

Mi chiedono se ho paura del contagio. Se abbiamo paura di morire. 

Mio marito sorride. Si diventa fatalisti sapete?  che noi la nostra quarantena la facciamo da un anno, noi la sfida con la malattia la conosciamo bene, quella che continua a prenderci a cazzotti, giorno dopo giorno, colpo dopo colpo, che pensi “non è possibile che non ci sia mai una buona notizia”, ed è là che il coronavirus sparisce, lontano, remoto, sfugge alla nostra quotidianità fatta di ben altri combattimenti. 

Ma anche questo è un concetto difficile da far capire. I malati hanno bisogno di protezione sì, ma anche di sostegno e conforto e possibilità di non impazzire. 

Leggevo un post di una persona che conosco l’altro giorno. Una di quelle a cui è capitato il dolore più forte che possa esistere in assoluto, una condizione che non ha neanche un nome: la morte di un figlio. 

Scriveva “la vita con me è stata esigente”. 

Ho riflettuto molto su questa frase. Esigente. Esigente suona come la versione dorata di Ingiusta. 

Più resiliente. Più saggia. Più costruttiva. 

Perché dire che la vita è ingiusta non è oggettivo. Cosa è giusto? 

Però alle volte urlare che la vita è ingiusta, tirare fuori la rabbia, è lecito e liberatorio. 

Vita. Vita mia. Sei stata ingiusta. No, sei stata esigente.
Ci metti davanti a questa prova che sembra impossibile da superare, e sono troppo lucida per non farmi un calcolo matematico sulle possibilità che abbiamo di superarla uniti. 

Lo fai perché esigi da me qualcosa, qualcosa che non capisco ancora, che non riesco a darti, che non riesco a vedere, accecata come sono dal dolore e dalle incombenze quotidiane e dal mio ruolo di madre protettiva e equilibrata che vacilla, da un figlio che mi sta rendendo molto più difficile del previsto essere la madre che vorrei essere. 

Per cui, inconsapevolmente, mi alleno ogni giorno a crescere in solitaria. 



2
Lascia qui un commento

Rispondi

  Subscribe  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
Pensieri rotondi
Ospite

La solitudine è morire. La vita è una sfida a questa morte e tu ci sei dentro così tanto, mi si spacca il cuore a non poter far nulla. Più che dare consigli posso darti presenza. Grida quando vuoi, grida perché la vita ti sente e tu in qualche modo, gridando, torni a sentire lei. Ti abbraccio.