Non è obbligatorio essere degli eroi

Non è obbligatorio essere degli eroi

Ho scritto il post qua sotto il giorno di ferragosto. Poi non sono riuscita a pubblicarlo, il viaggio in montagna da organizzare, mille cose pratiche a cui pensare, e mi è passato dalla mente che dovevo farlo. 

Oggi siamo al 27 Agosto. 

Siamo tornati dalla montagna da qualche giorno, il tempo è stato uno schifo, ma noi siamo stati bene. 
Così bene che rileggendo queste righe di pochi giorni prima mi accorgo quanto sia incredibile questo tour vorticoso di alti e bassi, sali e scendi, disperazione e speranza, coraggio e rassegnazione, serenità e tensione. 

Un giorno pensi “al diavolo le statistiche, noi possiamo essere l’eccezione”, 
il giorno dopo pensi senza sosta alla morte, ai funerali, alla solitudine, alla precarietà della vita. 

Pubblico comunque queste righe prima della partenza, ad oggi le cose vanno un pochino meglio.
La routine è ricominciata.
Terapia, visite specialistiche, intrattenere Jacopo, lavoro (fra poco, aiuto!). 

Vorrei scrivere un post sulle vacanze. Magari ci riuscirò. Magari no. 

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15/08/2019

Tutta quella visione della malattia come effetto catartico, questa visione romanzata da film, spesso lascia il tempo che trova. 

Mi sono trovata a rifletterci per via di tutta l’attenzione mediatica che ha ruotato intorno al caso di Nadia Toffa. 
Tutti a lodarla e idolatrarla per via della sua capacità di affrontare con forza e allegria, senza mai un malumore la malattia. 

Sì, brava. Ci sei riuscita, va bene. 

Ma non è un obbligo essere eroi. 

Spesso, nella normalità dei casi, la verità è un’altra. 

La verità è che spesso la malattia ti rende più forte, ma non necessariamente migliore. 
Io per prima sento di essere più cinica, più fredda verso i problemi che non mi toccano da vicino, più intollerante verso certe frivolezze della vita. 

Mio marito non è esattamente diventato come Harrison Ford in ‘A Proposito di Harry’.  Ricordate? L’avvocato stronzo di successo che in seguito a una sparatoria in cui rimane gravemente ferito rivede tutte le sue priorità.
Si ricongiunge alla famiglia e baci e abbracci. 

No, mio marito a volte è di pessimo umore, nervoso, stanco e indolente. 

Forse è incazzato. Forse non ha metabolizzato la cosa. C’è poco da metabolizzare, le statistiche di sopravvivenza rispetto a quello che lui ha parlano chiaro, non è uno scemo, la rabbia è una reazione normale.
Ma non riesce a gettarla fuori, a incanalare i suoi malumori nonostante siamo seguiti da una terapista, o perlomeno non sempre, e il risultato è un crescendo di tensione interiore che delle volte lo fa esplodere per un nonnulla. 

Litighiamo. Sì, litighiamo più spesso di prima. 

Perché anche tutta quella questione su quanto sia importante vivere il momento e ricordarsi che potrebbero essere gli ultimi anni insieme e che bisogna restare uniti e lasciar perdere le piccolezze lascia il tempo che trova. Si perde via, semplicemente, tra una routine quotidiana e un’altra, tra una burocrazia e un consulto medico, tra una terapia e un effetto collaterale. 

C’è tutta la vita in mezzo, che scorre, ti ricordi più di prima che sei ancora vivo, ti fermi a respirare ogni tanto, ma la maggior parte delle volte ti risucchia comunque. 

Un giorno abbiamo fatto una brutta litigata, partita da un motivo stupido… ma così stupido, di quelli che ti chiedi come hai fatto a farti trascinare. 

E lui ha gridato “tanto fra poco sarò morto e tu potrai fare ciò che ti pare! “. 

Improvvisamente ho smesso di urlare per quelle posizioni che difendevo così accanitamente. Gli ho detto di andare a fare in culo. 
Solamente. Candidamente. 

È così che va. Anche se non vorresti. 

Anche se hai alle spalle anni di yoga e letture Zen e ultimamente pure potenziate di buddismo tibetano e mindfulness e principi di causa ed effetto e altre questioni spirituali confortevoli e balsamiche per le nostre anime inaridite. 
Però la pratica. Eh, la pratica della vita spesso è un’altra cosa. 

Ps: piccolo aggiornamento. Grosso modo la Tac evidenzia che è tutto fermo, ancora malattia stabile. 
Andiamo in montagna qualche giorno. E vediamo come gira. 



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Maria Paola Varotto
Ospite
Maria Paola Varotto

Anch’io odio gli eroi di stoc****.
Credo che sarei più incazzata anche io, più cinica.

Perché immagino ci sia da aver paura … Poi ci si rimbocca le maniche, sì vive ogni giorno.
❤️

Pensieri rotondi
Ospite

Quindi non serve a niente? Insomma… a me qualche tempo fa qualcuna ha detto “se continui così ti ammali”, cioè se continuo coi miei fottuti dissidi e conflitti interni mi ammalo, e a volte penso che la mia mente mi procurerà un bel problema fisico di quelli grandi che poi sei costretto a risorgere, illuminato. A risvegliarti. E invece non è così facile, nemmeno quando stai con le spalle al muro. Questo, dici? Allora conviene proprio non ammalarsi, essere contenti con quello che si ha. Oppure no, puntare in alto, così in alto, al di sopra delle sparatorie della sfiga.… Leggi il resto »