Di svolte e di nuove opportunità

Di svolte e di nuove opportunità

Ho sempre desiderato lavorare nella comunicazione da quando avevo… 9 anni?

Comunicazione per me non è certo il numero dei follower, o vendere una pomata per i bambini su Instagram e diventare una Influencer.
Comunicazione è AVERE QUALCOSA DA DIRE.

Poi la vita mi ha portato verso altre strade, e va bene, è andata benissimo così, alcune esperienze sono state piacevoli, altre meno.
Tutte mi hanno fatto incontrare persone interessanti e hanno contribuito alla mia formazione e al mio pensiero.

Adesso che, inaspettatamente, mi si presenta questa possibilità di lavoro, per di più part time e per di più a una distanza fattibile da casa, non riesco – incredibilmente – a gioire.

 

Sia chiaro, accetto e perlomeno ci provo, sarei una stupida a non farlo e so che i fattori positivi sono di gran lunga maggiori di quelli negativi.
Vedete, non so se riuscirò a spiegarmi come si deve, ma è molto difficile, a un certo punto, scindere ciò che sono IO con ciò che è la mia famiglia.
In molti mi hanno detto “è una notizia fantastica, ricominci da te stessa, riprendi in mano la tua vita”

Ma io non credo di aver regalato niente a nessuno, né di essermi privata di niente.
è un po’ come il discorso sulla indipendenza economica.

Tutti che ti dicono che devi lavorare perché è importante essere INDIPENDENTI economicamente.

Ma per me non c’è mai stato un vero confine netto.
Quando lavoravo i miei soldi erano anche quelli di mio marito, e quelli che guadagnava lui i miei.
Il vecchio pregiudizio del “mi dai 20€ che vado a comprarmi una crema?”, è ridicolo e sciocco, nessuno chiede soldi a nessuno, il conto è unico e basta usare il buon senso.
Anche la fatidica domanda maliziosa “e se poi ti lascia? voglio vedere come fai!”, mi è sempre scivolata addosso, un po’ perché certa della correttezza e dei valori di mio marito, un po’ non ci ho mai pensato perché non mi sposo pensando alla fine.
Non è contemplata, nemmeno per un momento. Certo, non si sa mai.
Ma col non si sa mai nella vita non siamo mai andati troppo avanti, c’è solo servito a farci vivere con l’ansia del controllo e una antipatica diffidenza.

Col senno di poi, adesso mi viene quasi da riformulare quella domanda, quel “e se poi ti lascia?”, inteso non come se ne va con un’altra donna, ma lascia questa vita terrena.
No, non avevamo mai considerato neanche questa ipotesi, ma al massimo mi sono pentita di non aver fatto una assicurazione sulla vita, non certo di aver lasciato il lavoro.

Quindi no. Questo lavoro non è per la mia indipendenza economica, né per riprendere in mano la mia vita.

Questo lavoro mi serve, oltre che per aumentare i soldi sul conto corrente, perché è qualcosa che mi piace fare. Perché è una cosa nuova da imparare, perché è una opportunità.

 

Farlo significa però non solo togliere del tempo alla mia famiglia, riorganizzare la routine, aumentare le ore di asilo per Jacopo, ma soprattutto,  e questa è la cosa che mi fa più paura, non poter più essere presente a molte visite mediche, alle terapie, ai controlli di routine.

E se le cose peggiorano?

E se lui ha bisogno di me? E se questi sono gli ultimi anni insieme e io li sto buttando via?

 

So benissimo che sarà possibile assentarmi dall’ufficio qualche volta, che si tratta solo dei primi tempi, di capire quanto sono flessibili, ma sarò nuova, e non mi va di piazzare subito i miei problemi famigliari e personali.

Oh, male che vada me ne vado. Mi dico. 

E so che come inizio non è proprio l’atteggiamento migliore.

Ma ho paura.

Comincio a Settembre e spero di far tacere un po’ di questi pensieri.
Intanto si avvicina Agosto, il 6 Ale ha una tac di controllo e abbiamo deciso di non prenotare le vacanze finché non avremo l’esito. L’idea è andare in montagna qualche giorno la settimana dopo ferragosto.

Funziona così, impossibile fare un progetto a lungo termine, o se lo fai devi mettere in conto  che se serve lo devi disdire, ma non abbiamo trovato nessun appartamento con la cancellazione gratuita.

Va bene. Se prenoteremo lo faremo con quello che troveremo, non abbiamo grosse pretese.

Alla fine poi ci si fa l’abitudine anche a questo.

 

Lo gnomo è al mare coi nonni, giusto 10 giorni e domenica torno a prenderlo.
La casa senza di lui è irriconoscibile, fatta di oggetti al loro posto, silenzio, docce fatte con calma e film fino a tarda sera.

Manca come l’aria fresca, ma avevo bisogno di questo stop.

So che sta bene, che si diverte, che anche lui sente tanto la mancanza ma sarà una bella esperienza che ricorderà con tenerezza.

E so anche che ci metterò almeno 3 settimane a riprogrammarlo alle regole e alla routine famigliare 🙂

 

Insomma, fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. 

 



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ElenaRigon
Ospite

Sei forte !

Pensieri rotondi
Ospite

Mi viene da dire che se ti è “arrivato” il lavoro vuol dire che ti eri mossa per cercarne uno: quindi ti sei già risposta, ne avevi bisogno, lo vuoi nonostante tutto, nonostante le paure. Ora il difficile è accettare che il desiderio per questo lavoro (qualunque sia il movente) e le paure, non sono in conflitto, ma per forza accanto. Non è necessaria nessuna azione contro la paura e i dubbi. Nessuna. :* In bocca al lupo, ma ci sentiamo prima…