Il pensiero positivo è una cagata pazzesca

Il pensiero positivo è una cagata pazzesca

Lo pensavo, ma non ne ero proprio sicura.

Adesso credo di poterlo gridare forte e chiaro, con convinzione: IL PENSIERO POSITIVO è UNA CAGATA PAZZESCA.

E no, non lo dico per una questione di rassegnazione, di realismo, di “io le ho provate tutte ma non funziona niente”, quanto più per una questione di costrizione mentale che mi ha sempre fatto riluttanza.
Dicono che se non fai che dirti che una cosa funzionerà, poi funzionerà davvero. Balle.
Lo schema mentale per cui dobbiamo costringere il nostro cervello per forza verso una direzione, verso un obiettivo specifico da raggiungere, e che ci farà sentire falliti se non riusciamo a ottenerlo, sempre in continua gara con noi stessi, è, secondo me, terribilmente sbagliato.

Quando tu o una persona molto vicina a te si ammala, specie di una malattia importante, una malattia che sulla carta ti dà già perdente, puoi osservare con attenzione come quelli intorno a te cambino.
Non c’è cattiveria.

è che c’è il mondo dei malati. e poi quello dei sani.

Quelli che fanno una vita “normale”, rispettabilissima, con le loro preoccupazioni che adesso a noi sembrano così misere, ma cavoli, no che non lo sono, non per chi le vive in prima persona.

C’è la sveglia alla mattina, i bambini da portare a scuola, il traffico, le solite trasmissioni radio o TV. Ci sono le uscite con gli amici, lo shopping, lo sport, ci sono le passioni, i litigi con il partner e l’invadenza della suocera. Le incomprensioni coi colleghi.

Il mondo dei “normali” ruota attorno a queste quotidianità, sono il centro, il perno su cui ruota tutto.

E poi c’è il mondo dei malati.
Fatto di alti e bassi, di fiducia all’ennesima potenza e sconforto più totale dopo un paio di ore.

C’è il mondo dei fuori programma, dell’ospedale, del non poter prevedere ciò succederà da qua a al mese prossimo.

Va bene. Ti ci abitui, poi.

Il problema è far entrare in comunicazione questi due mondi, far sì che i rapporti non cambino, che le amicizie restino sempre le stesse.

Perché, inutile girarci intorno, quando lo tsunami emotivo investe una famiglia colpita da un tumore, dopo le prime settimane (mesi?) di telefonate e messaggi, in genere lo scenario che ci troviamo davanti è di due tipi

1 Invadenza.

Gli amici e i parenti, forse pensando di fare cosa gradita, ti subissano di telefonate, domande, domande e ancora domande. Non capiscono fondamentalmente una pippa di terapie e effetti collaterali, e non fanno nemmeno lo sforzo di informarsi.

Vogliono però sapere ogni volta e con tanto di minimo dettaglio come va, se ci sono passi avanti, cosa dicono i medici. Vogliono avere risposte che non esistono.

2 La paura.
è il caso più frequente. Chi si trova davanti un amico malato prova disagio, non sa come rapportarsi con lui, evita continuamente l’argomento, poi evita la persona, prova quel mix di imbarazzo e senso di distanza. Perché lui/lei, in fondo, è di un altro mondo.


Sia chiaro, nessuna delle due reazioni è fatta per stronzaggine, siamo umani. Le situazioni che non conosciamo la prendiamo sempre larga. è normale.

Sicuramente ero anche io così prima di quel 16 gennaio 2019.

 

Spesso capita che amici e parenti, nel tentativo di farti coraggio, dicano sempre la stessa frase: “devi pensare positivo!”

Questo pensare positivo mi risuonava nella testa un po’ sì e un po’ no, a metà tra la retorica gentile e imparata sui libri, film, manuali sulla forza d’animo e una frase detta così tanto per dire.
Ci sono centinaia di libri su quelli che non si sono mai arresi, profili facebook di madri di famiglia che lottano senza mai scoraggiarsi.

Il tutto a suon di GUERRIERI, FORZA! GUERRIERI, CORAGGIO! SEMPRE SU DI MORALE

Mia madre, un giorno, parlando del colloquio con la psicologa, mi ha chiesto: “ti ha detto che devi stare tranquilla?”
Come se le psicologhe ti dicessero come ti devi sentire. Come se la tranquillità fosse una cosa che basta imporsela.

 

GUERRIERO. COMBATTI!

Ma siamo in guerra? Siamo davvero in guerra contro il tumore?

Eppure lui è DENTRO DI NOI.

Siamo in guerra contro noi stessi, dunque?

Tralasciavo questi pensieri presa in altre faccende affaccendata, quando poi mi sono trovata a leggere questo libro, veramente veramente interessante.

Il metodo Simonton Anti Cancro (Carl Simonton – oncologo, radiologo e pioniere dell’attuale psiconcologia – già negli anni settanta, con il suo team, aveva scoperto la connessione tra fattori psicoemotivi e salute – cit macrolibrasi/libri)

Dove spiega che il voler pensare positivo per forza, ad esempio dicendo “io guarirò” non solo è uno stress per l’animo, ma rischia di farci inseguire un obiettivo che non corrisponde alla realtà dei fatti.

Perché?

Ma perché il concetto è molto più elevato e profondo. Ovvero NON posso controllare tutto, NON tutto dipende dalla nostra volontà.

Questo NON significa ovviamente che dobbiamo farci prendere dallo sconforto , farci assalire dai pensieri negativi e lasciare che la disperazione e l’angoscia prendano il sopravvento.

Ma innanzitutto bisogna accettare che questi pensieri arrivano, e poi cercare di tramutarli in qualcosa di costruttivo, in un pensiero SANO più che positivo.

Ad esempio:

“NON SO SE GUARIRO’. POSSO FARCELA, NON IMPORTA QUANTO SONO MALATO. E POSSO PERMETTERMI CHE LE COSE VADANO DIVERSAMENTE. ANCHE IN QUEL CASO MI SENTO PROTETTO E AMATO”

So bene che quel “che le cose vadano diversamente”,  è una opzione che il nostro corpo, il nostro cervello non accettano. è un lavoro lento e faticoso.

Però sapere che POSSO FARCELA, anche se così dovesse essere, mi aiuta a sentirmi meglio.

POSSO FARCELA DA SOLA. POSSO FARCELA DA SOLA.

Non dimentichiamo però che  il male non è dentro di me, e io non posso sostituirmi alla persona che amo.
Non posso guarirlo. E anche questa è una cosa su cui devo imparare a fare i conti.

 

 

 



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Pensieri rotondi
Ospite

Delicatissimo argomento, che nasce – come sempre accade – in un momento di tumulto esistenziale. Sono anche io in tumulto, nel mio caso il grilletto non è una malattia grave, ma uno snodo esistenziale. Innanzitutto la definizione di “pensiero positivo” è errata: se credi alla legge d’attrazione (secondo la quale attiriamo ciò che, consci o meno, chiediamo), sai che non è quello che pensi, il punto, ma quello che credi nel profondo. Poi incistarsi in pensieri positivi ad ogni costo non solo ci lascerà delusi, come dici, ma ci farà esplodere: perché, vacca miseria, devo poter sbottare, incazzarmi, disperarmi. Per… Leggi il resto »