Di Oncologia integrata e di altre specie

Di Oncologia integrata e di altre specie

La malattia è una gigantesca feccia che viene rovesciata addosso.

Non c’è niente di catartico, poetico, mistico, nel modo in cui ti acchiappa e ti stravolge.
Non avrai più la vita di prima, e questa cosa ti fa venir voglia di urlare e piangere e di cercare giustizia.

Puoi sentirti egoista per questo, ma se poi ci rifletti vuol dire che se ti manca tanto, era perché eri felice.
Non sarai mai più quella di prima. Né durante, né, probabilmente, dopo. Cosa è il dopo?

Non essere quella di prima forse è l’unico aspetto degno di nota di tutta la faccenda, l’unico risvolto positivo, se così si può dire.
Ti costringe a fare i conti con te stessa, a barattare le priorità, a riflettere su cosa abbia veramente un senso.
A vivere il presente come non avevi fatto mai: e non significa vivere a mille, fare cose matte perché ogni giorno potrebbe essere l’ultimo e tutti questi bei concetti da film.

La vita continua come sempre, in fondo sei quella di sempre, il mondo scorre comunque, e tu ti adegui: continui a barattare i capricci dello gnomo, imprechi se ti cade la tazzina del caffè, continuate a discutere su quello per cui avete sempre discusso: quanto dare da mangiare al cane (“lo vuoi far scoppiare”), perché sei maniaca dell’ordine, perché non ti ascolta, perché si dimentica le cose.

Però il presente è un concetto più concreto, siamo consapevoli che non si possono fare progetti a lungo termine.
Dopo un po’ lo accetti. Smetti di pensare all’anno prossimo, alle prossime vacanze, al “lo faccio dopo”.

Ti porti appresso questo senso di precarietà, ti godi i momenti buoni con gratitudine e una leggera ansia.

Poi ci sono i giorni down, e pure giorni in cui ti sembra semplicemente un girone dell’inferno, né più né meno, ti pare anche di parlare con Lucifero, di dirgli “ehi, allora è così che dovrebbe essere”.


Mio marito ha saltato ben 3 cicli di chemioterapia per via di una leggera neutropenia (globuli bianchi bassi).
Non troppo grave da renderlo soggetto a chissà che infezioni, ma non abbastanza da fargli sopportare la terapia, che viene rimandata.

Senza chemio sta benissimo. Va a lavoro, è discretamente in forze, è quello di sempre.

Lo guardo e mi chiedo come sia possibile, dove caspita si deve essere insidiato questo mostro, che con le sua particelle piccole e subdole si è annidato silenzioso, dandoci l’illusione di una vita normale.

Quando è nato? un anno fa? 3, 4? nessuno lo sa.
Se non gli avesse a un certo punto perforato l’intestino non ci saremmo accorti di nulla, per chissà quanto.

Fermarsi con la terapia significa che sicuramente sta ancora camminando indisturbato.
A che velocità? non è dato sapere.

Ci sono tante domande in questa faccenda, e poche, pochissime risposte.
I medici che si aggrappano sugli specchi cercando di tirarne fuori mille, mi fanno pena.

Trovo invece molto tenera la nostra oncologa quando alza le braccia e quasi seriamente dispiaciuta, come fosse una carenza sua, risponde “e chi può dirlo…”.

Nel frattempo noi proseguiamo anche con l’oncologia integrata.

Due parole sulla oncologia integrata:

1) molti oncologi non la riconoscono. anzi, quasi nessuno

2) costa. tanto.

Una delle prime cose di cui ti rendi conto quando entri in questo mare enorme e complesso e abitato da una moltitudine di specie, è che ci sono gli oncologi tumore_centrici, che pensano al male e a come sconfiggerlo.
E poi ci sono gli oncologi integrati, che cercano soluzioni integrative da affiancare alle terapie standard, soprattutto a sostengo del sistema immunitario.

Ipertermia, omeopatia, ozono terapia, fitoterapia, agopuntura, dieta bilanciata, sono alcune delle metodologie utilizzate.

Gli oncologi tradizionali ti dicono che sono quasi inutili, che non hanno valenza scientifica, che non ci sono studi sufficientemente approfonditi.

Può essere.

Ma io è da una vita che sostengo che la scienza non spiega tutto, è estremamente limitata e poco attenta all’individualità della persona.
Mio marito è da sempre più razionale, più concreto.
Però ammetto che in questa questione mi ascolta moltissimo, a volte dubita, poi ne parliamo, non si oppone.

Forse è più forte la sua paura di morire, forse sente di non avere più niente da perdere.

 

Per ora stiamo facendo ipertermia (sintetizzando è una macchina che infonde calore alla zona coinvolta dalle metastasi, nel suo caso il fegato, dovrebbe rafforzare l’effetto della chemioterapia, andando a mirare sulle cellule malate), e seguendo una dieta ad hoc.

Secondo gli oncologi integrati consiste nel ridurre al minimo essenziale gli zuccheri. Dolci con zucchero industriale banditi.
Poi,  eliminata carne – eccetto pollo , 2 volte a settimana – e latticini – eccetto formaggio di capra, parmigiano e yogurt greco senza zuccheri-
Eliminati alcuni alimenti come pomodori, arance, melanzane.
Farine raffinate in modica quantità.
Alterniamo pasta di grano duro con pasta integrale, di farro, di grano saraceno, di kamut.
Tanto pesce, possibilmente pescato, tanti cereali e legumi il più possibile decorticati.

Inoltre prende diversi integratori per sostenere il sistema immunitario.

Per l’alimentazione ci sarebbe da scrivere un post lunghissimo, scrivo queste poche righe a grandi linee.

Siamo seguiti da un nutrizionista e da un medico Artoi (appunto che si occupa di oncologia integrata)

è tutto carissimo. Alimentarsi bene costa (specie il pesce e i biologico)

Le sedute di ipertermia sono carissime (nella regione Lazio però le passa il SSN, com’è che in alcune regioni è riconosciuta e in altre no? i misteri all’italiana)

gli integratori… super cari.

Mi viene in mente quell’articolo di Repubblica di qualche tempo fa, dove scrivevano che a parità di cure e malattie, sopravvivono di più i ricchi.

E non perché possano permettersi cure migliori (il farmaco è uguale ovunque, il protocollo è internazionale) ma perché possono permettersi di andare oltre, se ovviamente vogliono e credono opportuno farlo.

L’inps ci darà un piccolo contributo, nel frattempo cerchiamo di tagliare tutte le altre spese e di farci aiutare dalle famiglie.

Io continuo a cercare un lavoro, ma trovare un part time mattina credo sia più improbabile che vincere alla lotteria.
Intanto mando cv, ben sapendo che l’età, un figlio piccolo e un marito malato (che dovrei nascondere) non mi rendono certo un bocconcino prelibato per le aziende.

Eppure resto sempre felice e soddisfatta delle mie scelte, non mi sono pentita un solo giorno di aver lasciato il mio stressante posto fisso da 9 ore al giorno.

Niente succede per caso, penso che sia successo anche  perché io potessi essere qua, adesso, con tutte le mie energie. Perché ora è qua il mio posto.

 

Neanche questa malattia è successa per caso, sebbene sia una feccia che appunto, ti cade addosso.

 

Rimango qua, in attesa.

Dove vuoi arrivare? siamo qua. TI AFFRONTIAMO.

Abbiamo paura, sì. Ma anche tu ne hai, vero?

 

 



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Non sapevo che lui riuscisse a lavorare. Noi spacchiamo la vita in due: la normalità, e la malattia. Così siccome non ne avevi mai parlato, credevo non fosse nemmeno riuscito a cominciarlo, quel lavoro per cui siete venuti a Milano. Mi fa piacere non sai quanto. E’ pazzesco, l’hai raccontato benissimo, come la vita procede nella follia del male e delle cure. Nonostante queste. E come si fa… ad accettare la chemio, che sembra fare peggio del male stesso? Quante domande, non smettono mai in chi legge, non smetteranno nemmeno in te che scrivi. Mi dispiace sentirmi così piccola, che… Leggi il resto »