Come siamo usciti dal tunnel della cacca addosso

Come siamo usciti dal tunnel della cacca addosso

Tuo figlio ha passato brillantemente la fase spannolinamento per quel che riguarda la pipì ma continua, imperterrito e perseverante, a non volerne sapere di vasino o wc per la pupù?

Se può consolarti, non sei la sola. Sì, lo so che non è molto consolatorio, so che cacca comune non è mezzo gaudio. Però davvero, non sei la sola. Si tratta di un problema così grande e diffuso che persino i sensi di colpa abbandono il campo perché si tratta di una battaglia più grande di loro.

Avevo già parlato dei problemi con lo gnomo e con la sua cacca addosso in questo post dell’anno scorso.
Secondo voi ne siamo usciti? Siamo usciti dal terribile tunnel della cacca addosso?

Ebbene sìììììì! sìììììì! sììììììììììììììììì

E credimi, faccio anche la danza del sì mentre lo dico.

Lo dico da mamma di un bambino che non ha praticamente dormito per i suoi primi 18 mesi: la mancanza di sonno è stata poca cosa rispetto al supplizio della cacca.
Mi stava veramente facendo uscire di testa.

***Ma andiamo con ordine***

Tutto inizia l’anno scorso quando J ha quasi tre anni, e un po’ spinto da me visto che si avvicina la scuola dell’infanzia e un po’ di sua volontà mi chiede di lasciare stare il pannolino per fare la pipì, perché la vuole fare nel vasino.

In brodo di giuggiole e fiera della maturità del mio ometto lo accontento subito.

Incidenti con la pipì: pochissimi, neanche li ricordo.

Ma da subito iniziamo con l’odissea CACCA. Cacca addosso, nello specifico.

Di farla nel vasino o nel wc non ne vuole proprio sapere.

“ma perché?”
chiedo io, ingenuamente.

“perché ME LA VOGLIO FARE ADDOSSO

risponde lui, candidamente.

E così inizio a mettere in pratica tutti quei bei consigli che educatrici, internet, pedagogiste, libri, dicono di continuo.

“La cacca è una parte di sé a cui i bambini tengono molto, non è facile per loro separarsene. Bisogna solo avere molta pazienza, non sgridarlo mai, rassicurarlo e capire che è un passaggio naturale, che tutti prima o poi superano”.

Allora mi armo di pazienza e inizio con storielle, filastrocche, libri, racconti.
Nel mentre pulisco cacca. Taaanta cacca, essendo mio figlio da sempre un grande produttore.
Il tutto cercando di non innervosirmi, sorridendo e provando a tirare fuori tutte le mie doti zen.

ASPETTO CHE LUI SIA PRONTO.

Passano le settimane. Passano i mesi. Ormai ho più mutande sporche ammollo nella bacinella con detergente e Napisan che capelli in testa.

La mia pazienza ZEN all’ennesima cacca pulita nell’ennesimo fetido bagno pubblico incomincia a vacillare. Non lo sgrido mai, ma è evidente che sto avendo un crollo nervoso, trattengo la rabbia e la voglia di urlare quando lo cambio e lo lavo, ma dopo divento isterica per una qualsiasi sua richiesta.

Mi rendo conto che la situazione sta diventando qualcosa che faccio fatica a gestire nel modo in cui andrebbe gestita.

Provo anche a ignorarlo… ché la pressione può far peggio.
Quando lui mi viene incontro e comunica, serafico: “mi scappa la cacca e adesso me la faccio addosso”, rispondo con un fintissimo “va bene, amore”.

Non nomino più la cacca per settimane, pulisco solo mutande a comando.

Ma dopo 6 mesi NON ne posso più.

Spesso, nei momenti più critici, era capitato che J mi chiedesse di mettere il pannolino per fare la cacca.
Richiesta a cui io, stoicamente e secondo manuale di pedagogia, avevo sempre risposto di no.
“la cacca si fa nel vasino o nel water”

e giù con la storia del paese delle cacche e delle cacche che fanno festa quando vengono lanciate nel wc.
e giù con i ricatti materiali “se fai la cacca nel vasino ti compro un ciccolato gigante.”
Non facevo neanche in tempo a finire la frase che di color cioccolato usciva solo un’altra cosa.

Col trasloco alle porte mi rendo conto che non posso gestire anche questa faccenda, ho dei limiti di sopportazione e non mi vergogno a riconoscerli.

Alla successiva volta in cui mi chiede il pannolino per farla, acconsento.

E là si apre un mondo nuovo.

Il mondo bivalente della cacca nel pannolino e della pipì nel wc.

Per me: una pacchia.

Per lui sicuramente un motivo di confusione in più, ma a quel punto rispetto alle mie possibili urla e perdita di pazienza mi è sembrato il male minore.

Andiamo avanti così per altri 6 mesi. Cacca solo nel pannolino. ASPETTO ANCORA CHE LUI SIA PRONTO.
LO SARA’ MAI?
Se il pannolino non c’è, semplicemente, non caga. O se scappa troppo forte se la fa serenamente addosso.

Finché arriviamo al suo 4° compleanno.

Sappiamo che è una situazione da risolvere, vuoi perché potrebbe portarla avanti molto a lungo (conosco bambini di 6,7 anni che la fanno ancora nel pannolino), vuoi perché con la malattia di Alessandro abbiamo paura che un peggioramento del suo stato di salute possa portare altri traumi e altra confusione, e riteniamo sia meglio agire subito. Va bene aspettare i suoi tempi, è sacrosanto, ma arrivati a 4 anni mi chiedo se non sia il caso di indicargli una direzione,  dargli una “spinta”, accompagnarlo.

Poche settimane prima del suo compleanno iniziamo con la storiella che ormai è diventato troppo grande per i pannolini, che i pannolini non gli si chiudono più (usando quelli di una taglia più piccola faccio notare che è vero) che i pannolini per i bambini di 4 anni non esistono.

Lì per lì sembra accettare la cosa. In teoria.

Perché quando passa il suo compleanno, aspetto che finiscano i pannolini dal pacco e poi gli comunico “ehi, questo è l’ultimo!”, si aprono le porte della tragedia.

J decide che non farà mai più cacca.

E con la sua solita tenacia e ostinazione tira avanti per giorni.
Si piega in due dal dolore, si rifiuta di mangiare, di dormire, grida come un ossesso,
mi trascina in bagno per farla sul vasino, ci rimane 3 secondi secchi, poi si rialza e urla noo noooo.

Smetto di contare le volte che facciamo avanti e indietro dal bagno dopo la 14 esima in un’ora.

Ovviamente tento tutte le tecniche possibili e immaginabili, mi arrabbio anche, lo ammetto, perché vedere tuo figlio che soffre per i crampi non è una bellissima scena.

Un paio di volte se la fa addosso, gli dico che va benissimo così, che l’importante è averla fatta uscire.

Ma stavolta non è come 6 mesi fa, stavolta è mortificato. Segnale che è pronto.

Parlo con l’educatrice dalla scuola dell’infanzia. Mi dice che soffre anche all’asilo, piange, stringe il culetto con tutte le sue forze.

“ma adesso non si torna indietro”, mi dice, a conferma delle mille teorie che conosco già.

Lo porto dalla pediatra per una visita di controllo e quella quasi si mette le mani nei capelli:
“deve far cagare suo figlio, o gli viene una occlusione. è totalmente infiammato. Gli faccia un clistere”.

Ma io conosco Jacopo, e siccome avevamo già provato l’anno prima con risultati terribili – era riuscito a trattenersi un clistere, giuro – so che se opterò per questa forzatura mi si ritorcerà tutto contro.

Per fortuna fa diverse cacche addosso, riuscendo così a liberarsi. E poi iniziamo con l’ammorbidente per le feci come da indicazione della dottoressa.

Una sera raggiungiamo l’apice: sono le 23 di sera, non vuole dormire per il mal di pancia. Non vuole farla, siamo chiusi in bagno da 2 ore. è un supplizio.

Mi viene un’idea che lì per lì sembra un gettare la spugna, e invece è stata LA SOLUZIONE.

Gli propongo di usare il pannolino: “… però vedi… non ti chiude… sei troppo grande e alto ormai…”
Glielo allaccio solo da un lato.
Gli dico “puoi provare a farla così, seduto sul water”

E lui fa una cosa che ha del mai accaduto prima: si siede sul wc per diversi secondi.
Il pannolino è sbilenco, cade di lato, quindi chiede di mettergli un pezzo di scotch.

Glielo metto.

Finalmente fa la cacca!

I giorni successivi vado per gradi.

Dopo 2 giorni non gli metto più lo scotch: la fa lo stesso.
Dopo altri 2 giorni non gli lego neanche più l’altro lato del pannolino, gli chiedo di tenerlo fermo tra le gambe: la fa lo stesso.
Dopo ancora qualche giorno il pannolino viene messo tipo rotolo di ovatta: chiuso e appallottolato in mezzo alle gambe, tra i genitali, completamente inutile, ma per lui una rassicurazione.

E così adesso stiamo.

Certo, c’è sempre il vincolo di avere il pannolino vicino, a contatto, per farla.

Ma non me ne frega niente. Né per ora, né per i prossimi mesi.

La fa dritta nel wc;  poi la guarda, la saluta, si compiace della grandezza di quanto fatto :-), e tira lo sciacquone.

Io penso che per ora di più non posso chiedergli. E francamente, neanche a me stessa.

Certo, direte voi… potevi arrivarci subito! E, l’avessi saputo prima…  Ma chissà se prima avrebbe funzionato.

Spero che questo post possa essere di aiuto a chi ci sta passando, dare qualche spunto nuovo.
Alla fine, come quasi sempre, le soluzioni ai problemi non le troviamo sui manuali.
Ma solo guardando, ascoltando nostro figlio e conoscendo i nostri limiti.

 

 

 



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Dei primi due ricordo tempi lunghi: col primo fu lunghissimo anche per la pipì, ma aveva ritardi specifici di sviluppo, era un caso particolare. Ma l’odissea è stata la terza. Okay anche lei per la pipì, con calma ha iniziato presto, poi ha smesso, poi ripreso e si è assestata. Ma per la cacca un delirio. Come gli altri, nemmeno lei voleva il vasino, piuttosto il riduttore. Prima è stato un travaglio convincerla (ma sappi che ho ormai rimosso). Poi mio marito ha capito che era terrorizzata dal rumore, così prima di sederla sul cesso metteva un po’ di carta… Leggi il resto »