Nessun dorma

Nessun dorma

C’è spesso questa cosa che noi donne, quando vogliamo un po’ di tempo per noi, ci prendiamo la notte.
La notte col suo silenzio, che non porta disturbo.
E cellulari che non suonano e macchine che non passano, e il resto della famiglia in breve letargo.

Per prendere del tempo per noi e non sottrarlo a figli, amici, marito, lavoro, passioni, lo togliamo all’unica cosa che in fondo in fondo, ci pare superflua: dormire.

Così dormiamo poco e male, ci alziamo con la testa piena di cose da fare.

Io non ho mai tolto tempo al sonno. Forse ho trascurato di più le passioni, gli hobby, mio marito. Ma il sonno fa parte dei miei programmi da sempre.
Quando lo gnomo mi costringeva a stare sveglia è stato molto, molto difficile.

Pigra e indolente di natura, io adoro dormire.

 

“chi dorme non piglia pesci”.

Credo sia vero, io di pesci nella vita ne ho sempre pescato pochissimi.  E se vi scappa un sorriso malizioso, posso confermarvi che in tutti i sensi 🙂

 

Eppure stanotte ho deciso di stare qua a scrivere, perché so già che se andrò in camera mi girerò e rigirerò nel letto per ore, senza prendere sonno, come mi sta accadendo in queste ultime settimane.
E quando finalmente prendo sonno, dormo male. Faccio brutti sogni e ho frequenti risvegli.

La mia vita in questi ultimi anni è stata un susseguirsi di sliding doors.

C’è una parte di me, una specie di avatar, che continua tranquilla un’esistenza che non è la mia.

Forse ce n’è più di una.

Una forse sta al mare, l’altra è sposata col fidanzato del liceo, l’altra vive in campagna tra le capre, un’altra ancora corre per arrivare in tempo a una riunione dopo la pausa pranzo.

Ho avuto diverse scelte, tutti le abbiamo volendo, chi le vede più e chi meno, c’è anche chi decide di non cambiare mai, che tanto non ci sono alternative.

Ci sono quelli che passano la vita con lo stesso taglio di capelli, nello stesso paesino o nello stesso quartiere, facendo le vacanze nello stesso posto.
Si raccontavo che il rischio è troppo grosso, si costruiscono la loro bella comfort zone, la arredano, ci mettono le piante, e le piante crescono e si fanno alte.

Io non dormo. Mi chiedo se sto facendo le scelte giuste, mi chiedo dove minchia voglio andare a parare, cosa voglio dalla vita, se sarò mai felice, se l’ansia non mi mangerà prima o poi. Se se e se.

Pensieri inutili, vuoti a perdere, pensieri che chiamano altri pensieri che girano su se stessi, una girandola impazzita, di nessun aiuto, che tanto alla fine non avevamo neanche noi alternative, abbiamo solo seguito quello che era il flusso e le opportunità che sono venute.
Ho preso il treno in corsa, perché io a stare ferma sui binari dopo un po’ sudo, mi tremano le mani, la comfort zone a me mi soffoca.
Lo so che A ME MI non si dice, ma rende meglio l’idea.

Oggi guardavo questa città, che mi appresto a lasciare per la seconda volta in vita mia.

Lo faccio con distacco, con forte senso critico.
Ci ho provato, sapevo poteva non andare bene, è sempre un rischio rimettersi con l’ex, che se vi siete lasciati un motivo c’è stato.

Mi mancherà il mare, mi mancherà il poco traffico, mi mancheranno da impazzire le amiche di una vita, mi mancherà la dimensione della provincia.
Quella provincia che ti inghiotte, ti rende un po’ borghese.
Piccola, accomodante, ti stringe piano che manco te ne accorgi. Ma stringe.

E mentre scrivo mi capitano tra le mani vecchie fotografie di questi anni passati qua.

Jacopo che mangia i fagiolini, manco riusciva a tenere in mano una forchetta e afferrava con le manine. Jacopo che fa i primi passi.
Jacopo che si prova gli occhiali da sole del padre dandogli un’espressione così buffa.
Video delle sue prime volte al mare, lui che rincorre il cane, e ancora in gruppo con figli di amici.

 

Sono stati anni bellissimi. Incerti, ma bellissimi.

Non ho un rimpianto di un solo giorno. Non mi pento di aver perso un posto di lavoro sicuro.

Non mi pento di aver tagliato a pezzi una (pseudo)carriera.

Non mi pento di niente, e non per tutte le storie sulla maternità consapevole, sul tempo da trascorrere con i propri figli, sul volerci essere in una fase così bella della loro vita.

Queste sono cose soggettive, lasciano il tempo che trovano.
I figli danno e i figli tolgono, diceva mia nonna.

 

Non mi pento di niente perché siamo stati felici. Non credo di essermi mai sentita così felice e serena.

 

Ma la vita è fatta di fasi e questa aveva finito il suo ciclo. Lo se bene.

Eppure, non dormo.

 

 

 



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Un abbracci perché quando pensieri e dubbi si accavallano l’unico modo per dormire è un sonnifero. Ma il sollievo è solo momentaneo.