Innato istinto materno. Ma dove?

Innato istinto materno. Ma dove?

 

Partecipo con gioia al contest di Mama Made In Italy Cosa aspettarsi dopo che si aspetta (nel link il suo post che ha dato vita al tutto).

No, perché non so voi, ma nel mio caso niente di ciò che mi aspettavo della maternità si è poi trasformato in realtà.
NIENTE. Forse avevo letto troppi libri sdolcinati, visto troppi film dove la protagonista partorisce con uno starnuto, guardato troppe pubblicità dove il marito dice sempre “lascia cara, faccio io”, e i bambini dormono angelici nel loro lettino che ti pare pure di sentire il profumo di talco dallo schermo.

Nel mio caso è stato più come essere catapultata in un altro mondo, un mondo completamente diverso a quello in cui abitavo prima, un mondo sconosciuto il cui unico e solo RE, era un piccolo gnomo di poco più di 50 cm che parlava una lingua incomprensibile e astratta, e sembrava costantemente incazzato che manco Kim Jong-Un quando minacciava di far saltare in aria la Corea del Sud.

Dopo essermi rivolta e pediatri, ostetriche, consulenti allattamento, osteopati e c’è mancato poco pure a stregoni,
non potendo – e non volendo – dare la colpa solo al carattere di mio figlio, mi sono spesso chiesta se fossi io incapace di fare la madre, se mi mancasse un po’ di senso materno.

E ho iniziato a chiedermi se poi questo senso (o istinto) materno sia davvero innato in tutte le donne.
Ci sono donne per cui lo pensi subito: “come è materna”.
Normalmente sono quelle che vedi devote alla cura degli altri, dolci, con un forte senso di accudimento del prossimo.

E poi ci sono le altre. E poi c’ero io.

Mi sentivo come una vegana al festival della porchetta. Totalmente fuori posto.
Ne ho parlato in diversi post (ad esempio in questo, o in questo ancora).
Il motivo principale per cui ho aperto il blog – oltre al piacere di scrivere – non era certo legato alla voglia di trovarmi un lavoro,  tanto meno di arrivare a 20.000 follower e saziare così il mio ego che francamente è sempre stato abbastanza piccino e timido.

ll motivo per cui ho aperto il blog è stato che dormivo poco.

Il motivo per cui ho aperto il blog è stato che ero circondata da madri con figli angelici o comunque nessuna che avesse risentito del cambiamento in maniera così radicale e da capogiro.

Sembravano tutte attutire benissimo la novità, come se fossero NATE per quello.

L’innato senso materno, appunto. MA DOVE?
Non so, a me dovevano avermi fatto con un bug, perché non ce l’avevo.

Tutte quelle cose bellissime che ti raccontano sulla maternità, sull’amore a prima vista, sull’istinto che ti dice cosa fare, sulla simbiosi, sulla bellezza dell’allattamento, sul come in un istante ti passi la voglia di vivere nel modo che avevi prima…

Non valgono per tutte. Non sono per tutte.

Perché tutte le mamme sono diverse. Perché prima di essere mamme siamo persone.

Ognuna ha i suoi tempi, i suoi ritmi, le sue necessità, il suo modo di ammortizzare il cambiamento.

L’amore per un figlio è immenso. Non si può descrivere, non esiste scrittore capace di farlo.
Quando ti dicono “se non sei madre non sai”, è vero. Non è presunzione materna, è un dato di fatto.
Lo capisci solo dopo, cosa vuol dire.

Però, ad esempio nel mio caso, è stato un innamoramento lento.
A me l’istinto non diceva cosa fare. Quando piangeva – e piangeva spesso –  io non lo capivo il perché.

“ascolta tuo figlio, capirai”,  dicevano in molte.

E NO, IO NON CAPIVO NIENTE!
Perché non capisco mio figlio, ODDIO che razza di madre sono che non capisco cosa HA mio figlio?

L’allattamento poi, è partito a rilento, ho lottato per riuscirci e, una volta avviato, mi piaceva farlo, era un momento di tenerezza, ma sono stata ben contenta di ricorrere al ciuccio per andare a farmi una doccia, o per aiutarlo a rilassarsi.
NON mi è mancato allattare quando ho smesso, mesi e mesi dopo. Anzi. 

Ho adorato invece portarlo con le fasce e poi coi marsupi ergonomici, lo calmava e lo faceva addormentare, ma soprattutto, mi permetteva di essere libera nei movimenti e fare altre cose mentre lo cullavo.

Travestito da gesto dolcissimo, insomma, c’era anche un’altra verità: un disperato bisogno di autonomia e libertà.

Quando è capitato di assentarmi (per poco) da casa e lasciarlo con il padre o i nonni, soprattutto dopo i primi mesi, non mi sono mai sentita in colpa.
E quando è stato più grandicello ho scelto di mandarlo al nido qualche ora la mattina, pur non lavorando.

L’ho fatto perché non avendo parenti a cui lasciarlo, era l’unico modo per avere qualche ora per me, per fare la spesa in pace, per andare a fare commissioni urgenti, per cercare lavoro, per fare qualche lavoretto.
L’inserimento al nido non ha creato in me né in lui, nessun trauma o scombussolamento particolare, forse un pochino di ansia, quella sì, ma senso di colpa mai.
Erano talmente poche ore che volavano e in genere mi trovavo a pensare: “è già ora di andare?”.

Eppure a mio modo mi ritengo una madre ad alto contatto, perché una mamma ad alto contatto non è solo quella che partorisce naturalmente, allatta a termine, vive solo e unicamente per suo figlio e ci sta appiccicata 24h su 24 fino alla sua adolescenza – la maternità come forma di abnegazione da tutto il resto –

Una mamma è ad alto contatto se fa quello che fa star bene a entrambi, se rispetta i suoi bisogni come quelli di suo figlio, ma anche se non ha paura di sbroccare ogni tanto, così come non ha paura di coccolare, prendere in braccio, baciare e dedicare più tempo possibile a suo figlio, senza però sentire la mancanza di SE STESSA.

 

“Devi fare ciò che ci fa stare bene”, diceva un grande filosofo (non è vero, lo diceva Caparezza ma fa lo stesso) 🙂

Spesso penso al secondo figlio e mi dico che non so se avrei la voglia, ricominciare tutto daccapo.
Non farei mai un secondo figlio solo per fare compagnia al primo, e proprio perché SO cosa ha significato per me e quanto è stato in salita, preferisco essere onesta e dire che non so se me la sento.

Tengo particolarmente alla mia sanità mentale, sai com’è…

Poi guardo mia figlio.

Lo guardo e lo riguardo.

Mi dico che la seconda volta è sempre più in discesa, che ho imparato a conoscermi come madre, a conoscere i miei limiti e le mie virtù.
Che ci sono bambini più tranquilli di altri per carattere, e magari la seconda volta mi va meglio – magari sì, ma magari no, che la sfiga quando deve colpire ha una mira infallibile-

Lo guardo e mi guardo. Non mi riconosco in quella che ero prima.
La maternità, avendo fatto la scelta di cambiare città e di lasciare il lavoro, l’ho vissuta a pieno, senza aiuti esterni, in maniera particolarmente intensa.

Ho voluto così, lo rifarei domani.

Alterno mentalmente i miei momenti da “bastaaa lasciami respirare” a quelli del “non vivo senza te”, ma lo guardo e vedo un bambino sereno, socievole, allegro, dolce, con un carattere tosto ma mai aggressivo.

Probabilmente io non c’entro, l’educazione non c’entra, ma mi piace pensare di aver contribuito almeno in parte, perché ne ho bisogno, perché sono sicura che con un’altra madre lui sarebbe stato un altro bambino.

E non di certo perché IO sia meglio di altre, sia chiaro.

Ma perché quella faccenda che ogni figlio sceglie la propria madre, che ogni figlio è così come è per forgiare, insegnare, perché ti cercava, perché è là che aspetta te – e il quando e il come lo decide lui – come la più temeraria della anime gemelle… ecco, io ci credo.

 

P.S: In copertina un padre esausto, dopo aver cullato il figlio. ché dell’innato istinto paterno non parla mai nessuno.

P.P.S: Vi lascio i link degli altri post della serie, vale la pena di leggerli tutti 🙂



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15 Commenti on "Innato istinto materno. Ma dove?"

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Alessia
Ospite

io sono la vera madre degenere, un episodio su tutti: quando i due figli avevano 1,5 e 2,5 anni sono andata a farmi una crociera di 8 giorni DA SOLA e li ho lasciati al padre 😀

alfadado
Ospite

Come ti capisco. Tutte ‘ste mamme perfette non le invidio nemmeno un po’, anzi, mi fanno tenerezza che non sanno godersi nemmeno una ceretta dall’estetista perché devono separarsi dal mistriciattolo per mezz’ora. Poverine.

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