La mia mattina all’Orto Botanico e alla Biblioteca vivente

La mia mattina all’Orto Botanico e alla Biblioteca vivente

Oggi siamo stati all’Orto Botanico di Cagliari.

Mi ripromettevo spesso di portarci lo gnomo, la mia ultima visita all’orto risale a qualche gita della scuola media, poi più niente.
Spesso eravamo capitati nei paraggi ma avendo cane al seguito non era stato possibile l’ingresso.

Non voglio annoiarvi con minuziosi dettagli sulla bellezza di questo lussureggiante giardino, al cui interno troviamo tantissime specie vegetali e alberi secolari;
per i bambini è un’esperienza unica, ci sono delle belle fontane, c’è ombra a iosa per non patire troppo il caldo, tanto verde, tante piante, tanti piccoli percorsi in cui addentrarsi e dintorni da esplorare.

E’ stata una bella mattinata, Jacopo era eccitatissimo, e anche noi eravamo veramente incuriositi, ho pensato che avrei dovuto chiedere consiglio su come fare a far venire su così tanto bel prezzemolo e così tanti ortaggi, certo, a me manca lo spazio, il vaso del balcone non è esattamente la stessa cosa, ma credo che di base manchi un certo pollice verde che non ho mai avuto.
“devi parlare alle piante, loro ti ascoltano”, dice la mia maestra di yoga.
Vero, bisogna solo prenderci l’abitudine, ché anche se poi parli da sola che male c’è?

Ma soprattutto oggi, 10 giugno 2018, per l’orto botanico di Cagliari è stata una giornata speciale.

Non lo sapevamo e lo abbiamo scoperto con stupore quando siamo arrivati là, ma si teneva un evento particolare, chiamato Biblioteca Vivente.

Cosa significa?
l’evento è all’interno del festival Leggendo metropolitano, e consiste in alcuni incontri che i detenuti del carcere di Uta tengono con le persone “comuni”.
I libri viventi sono nient’altro che loro, tu prendi appuntamento e ti fai una bella chiacchierata, all’ombra di qualche albero e seduta comodamente su una panchina.


Il libro vivente che scegli tra i tanti ti racconta chi è, come vive, quali sono le sue paure e le sue speranze per il futuro.
Tu ascolti e piano piano il pregiudizio si attenua, quel pregiudizio che vuole dipingere nella tua testa i detenuti tutti come dei galeotti violenti, arrabbiati e prepotenti.
Capisci quello che in realtà già sai, ma lo sai perché lo leggi da qualche parte, in qualche libro di scuola, ma è un concetto che finalmente riesci ad elaborare e assimilare, ovvero che carcere non significa punizione, ma rieducazione, che sono persone che hanno sbagliato, che devono e stanno pagando il loro conto con la giustizia e che spesso lo fanno imparando a reinventarsi e rinnovarsi.

Il mio libro si chiama Mario, ha avuto l’ergastolo per un motivo che non ho chiesto.
Ha intitolato la sua storia: “la rivoluzione silenziosa”,

Il suo primo permesso premio dopo 24 anni dal carcere, ora è dentro da 30.
Spera nella libertà vigilata, poi nella condizionale.
Ha imparato a cucinare, lo fa anche per 600 persone in carcere, e questa è una grande esperienza.
Vorrebbe aprirsi un ristorante in zona Marina, quando e se uscirà.
Mario, è, prima di tutto, un uomo.

Ha 58 anni, gli occhi pieni di esperienza e positività, non so cosa abbia fatto, né quanto male abbia fatto,
non so se gli ridurranno l’ergastolo, ma se lo faranno sarà perché le legge glielo permetterà.

E io non sto qui a sindacare sulla legge, non ora.

è stata una bellissima iniziativa, forse poco pubblicizzata, ma davvero mi ha ricordato ancora una volta che

“è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”



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2 Commenti on "La mia mattina all’Orto Botanico e alla Biblioteca vivente"

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Bellissima, questa iniziativa, mi lascia stupita e commossa. Grande, grande cosa.