Di tempo che passa, matrimonio, figli e altri pensieri

Di tempo che passa, matrimonio, figli e altri pensieri

Se mi ricordo, 30 anni fa, se mi ricordo come mi sarei vista a 37 anni, sorrido. 

40 anni o giù di lì era un’età indefinita. Abbastanza da vecchia sicuramente, molto lontana, molto astratta.

Quando hai 8/10 anni il da grande è 20 anni sempre.

Mi vedevo con figli, un lavoro fighissimo, fidanzata con il principe azzurro, che nella fattispecie doveva essere un incrocio tra Tom Becker di Holly e Benji e il pugile di Magica Amy.

Poi c’è stata l’adolescenza, e a quel punto credo che mi vedessi semplicemente come una sopravvissuta.
Sopravvissuta a tutta la bruttezza che mi sembrava di vedere in me stessa, in totale contrapposizione con tutta la bellezza da cui gli altri sembravano trarre dono e giovamento.
Perché quella bellezza non mi toccava mai? Mi chiedevo. Quando ne uscirò?

Sono sopravvissuta, sono passata attraverso la bellezza e la bruttezza.

Quello che non ti dicono mai è che si cresce comunque, che tu lo voglia o no, e passa tutto. o quasi.

 

Sono sposata. Mi fa sentire un po’ vecchia questa parola, sebbene sposata mi ci sentissi anche prima.
Sebbene la vita non sia cambiata, e amare ci amavamo e litigare litigavamo anche ieri.

 

Mi sembra una cosa da adulti, e io non so se adulta mi ci sento.
Gli adulti erano quelli noiosi, responsabili, che parlavano di cose serie, che sorridevano poco.

La mattina, quando vado a svegliare Jacopo e lui non ne vuole sapere, e gli preparo la colazione e gli alzo la serranda e prima lo chiamo dolcemente, poi in maniera più decisa,  ogni tanto realizzo che sono io la madre. Che sono io l’adulta.
Non c’è più traccia di quella bambina che a sua volta non voleva mai alzarsi, che implorava altri 5 minuti, e poi veniva praticamente buttata giù dal letto, scendeva le scale con gli occhi ancora socchiusi e trovava ad accoglierla una tazza di latte caldo e una torre di biscotti.

Guardo la mia fede. E adesso?

No, mio marito non è Tom Becker, e neanche un pugile.
Mio marito è una persona normale.
Fa un lavoro normale. Viviamo in una città normale.
Mio figlio è un bambino normale, che molte volte faccio estrema fatica a gestire, ha già una personalità forte, una sensibilità che spesso non riesco ad aiutare a controllare.
Oscillo tra i vari “non sono capace”, “sto sbagliando tutto”, “non poteva capitarmi un figlio più arrendevole?” e i più equi “è solo un bambino”, “ogni figlio ci sceglie, è venuto per insegnarci qualcosa”.

Mi sento stanca, come tutte.
Piena di sensi di colpa, come tutte.
Invidiosa verso chi ha più fortune,
di nuovo terribilmente in colpa per chi ha molta più sfortuna.
Grata e piena di gioia, col cuore sazio ma piena di ansia per il domani.

Ci sono certe sere che mi fermo qualche istante davanti alla TV accesa, poi lo sguardo però fissa il vuoto, è tutto in certi momenti così intenso e profondo.
Ricevere una brutta notizia di quelle pesanti, chiedersi il senso della  vita e perché tanta ingiustizia,
rispondersi che bisogna solo concentrarsi sul qui e ora senza mettere il passato in analisi.

Mi sembra inverosimile il tempo stia passando così velocemente, vorrei afferrarlo, mi immagino bambina a saltare e cercare di catturare una farfalla.

Gli anni passano, ti sposi, fai figli, cerchi di dare un senso, di fermare l’inarrestabile.
I figli come continuità della tua stessa esistenza, quella che sai che ti sfuggirà-

è per quello che cerchi di essere presente, partecipe e attiva,
è anche una tua affermazione, un riscatto della tua vita precedente.

È il tuo lottare contro mulini a vento.

Poi ogni tanto ti fermi, ti guardi intorno, e ti accorgi che in fondo…  è tutto qui.

 

“Quando è che si invecchia?”
“Quando inizi a farti questa domanda” 
(Cit)

 

 

 



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3 Commenti on "Di tempo che passa, matrimonio, figli e altri pensieri"

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Quello che dici, che ogni tanto devi ricordare che sei tu il genitore, l’adulto… Sai che capita anche a me? Non credo succeda a tutte. I sensi di colpa, di insufficienza, certe invidie che molte tacciono come peccati mortali: queste emozioni sono comuni. Ma quella confusione emotiva per cui io sono ancora figlia, bambina, e invece sono madre, è qualcosa che sento spesso. Il lato bello è che è forse grazie a questo che sono così in sintonia col mondo infantile. Mettiamola così. Però vecchia mi ci sento, proprio perché non mi capacito dell’enorme divario tra me stessa e quella… Leggi il resto »
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[…] Un brivido lungo la schiena. Questo mi fa sentire molto, molto più vecchia della fede al dito di cui parlavo nel post precedente (riflessioni di vita varie). […]