Avere vent’anni e non sapere che farci

Avere vent’anni e non sapere che farci

È che mi perdo ogni tanto tra i pensieri.

Poi mi ritrovo, mi ritrovo sempre, quindi nel tempo ho imparato a lasciarmi andare, permettermi di fare qualche giretto qui e là prima di tornare nel mio letto di concretezza.

Improvvisamente arrivano certi pensieri, delle preoccupazioni, delle incertezze, dei problemini, dei grattacapi o come li vogliamo chiamare. E tutto passa in secondo piano.

I pensieri sono cosa seria. Intima.

Non che non voglia condividere, ma oltre che a lasciarmi andare ho imparato anche a farlo in solitudine, o in compagnia selezionata, che i pensieri intimi rischiano troppo di essere fraintesi, giudicati, liquidati con qualche frase di circostanza.

Il web non è certo famoso per la sua profondità d’animo, e io che sono un tipo riservato detesto espormi, mi fa sentire nuda.

Aprire un blog è stato catartico perché ho capito che come me c’erano tante persone, inizialmente l’ho fatto in anonimato, poi mi sono stupita di come mi sia presa la voglia di spiccare il volo, di conoscere per davvero gente in grado di capire.
Di ampliare la mia rete.

 

Ogni tanto rivedo la me 20enne.
Buffo. Avevo vent’anni e (come molte) non sapevo che farci

Ha molta grinta, una sensibilità che non sa gestire, crede di aver capito tutto della vita, conosce solo il bianco e il nero e passa da un estremo all’altro. Ha grandi sogni e grandi illusioni.  La sua ingenuità mi provoca molta tenerezza.

Mi chiedo che fine abbia fatto, se sarebbe contenta di me. E no,non credo lo sarebbe.

Credo si aspettasse qualcosa di più, qualcosa di grande, credo che non avrebbe accettato compromesso alcuno.
Credo avrebbe storto il naso sulla mia ordinarietà.

Eppure non mi importa.

Non credo di dover scendere a patti con lei, sono ben poche le cose con cui farei a cambio.
Forse, solo un ventre più piatto e qualche anno in più davanti per fare progetti meglio elaborati.

 

Sono ancora in grado di sorprendermi per i pezzi della mia vita che ho sparso qua e là.

È come se fossi piena di frammenti alle mie spalle, di progetti iniziati e non portati a termine, di programmi stilati con precisione assoluta e poi lasciati dissolvere nell’aria.

Certe volte è stata la piena degli eventi che mi ha trascinato via, altre volte una sottile inclinazione alla noia, altre ancora: la totale mancanza di competitività e una insicurezza di fondo appiccicata come resina.

Cerco di raccogliere quei pezzi, ognuno parla di me.
Le parole  “ho lasciato”, mi hanno accompagnato spesso.
Anche quando lasciare non voleva proprio dire troncare ma anche solo lasciar che si spegnesse da sé

Pezzi.

Pezzi di amori passati, di una laurea non presa, di amicizie spezzate, di lavori mollati, di progetti andati a male.
Frasi non concluse, scritti incompleti.
Riprendere. Ri-mollare. Con la mia solita, costante discontinuità.

L’unica cosa in cui sono sempre stata costante è la mia incostanza.

A pensarci bene, forse ho fatto tanta fatica ad abituarmi al ruolo di madre perché sapevo che sarebbe stata l’unica cosa che mi sarei trascinata tutta la vita, l’unico legame veramente indissolubile, da cui non si scappa, da cui non puoi tornare indietro.

L’altro giorno una ragazza, una conosciuta proprio qui, sul web, mi ha detto una cosa semplicissima, eppure mi ha aperto uno spiraglio di ottimismo e rassicurazione.  Mi ha detto “accetta il tuo ritmo”.

Non è una frase bellissima?

Perché tutti siamo là, a pensare sempre a come accettare i nostri limiti, o il nostro fisico o i nostri difetti .
Ma pochi si soffermano a pensare al proprio ritmo.

Chi va lento, chi più veloce, chi ha bisogno di rallentare, chi ha bisogno come  me di accelerare forte, fortissimo, e poi lasciare andare in folle.  Chi arriva e chi va, chi fa a pezzi, chi ricompone, chi ha bisogno di isolarsi,  di cedere per un po’ alla malinconia, chi ha bisogno di fermarsi, chi è come una scheggia impazzita.

 

I miei frammenti. Sparsi qua e là.  Fanno parte di me. Dicono chi sono.

Non avevo tanti frammenti quando avevo 20 anni, e non tornerei indietro mai.

 

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