Perché a volte i Social mi vanno stretti

Perché a volte i Social mi vanno stretti

I miei genitori tengono spesso la televisione accesa anche se non la stanno guardando.
Non ricordo se è una cosa che hanno sempre fatto o è un’abitudine acquisita col tempo, visto che ormai sono tanti anni fuori casa.
C’è sempre questo rumore di sottofondo, questo parlottare che nessuno ascolta, o ascolta di sfuggita, cogliendo il senso di qualche frase qua e là.

E così, delle volte, quando non ne posso proprio più, quando mi stufo di sentire a rotazione telegiornali, sit-com, telefilm, documentari, interviste e soap opera,
prendo il telecomando, sparo il tasto off contro il monitor e finalmente esclamo: “ahhhh che silenzio!

Mi sento liberata, come più leggera.

Ecco, per me i social sono questo: quel parlottare di sottofondo.

Certe volte dicono cose interessanti: belle, commoventi, divertenti.
Altre volte meno,
altre volte è come paragonare un documentario a una puntata (squallida) di Studio Aperto. Due spessori opposti, ma che vengono sempre dalla stessa fonte.
Potrei, certo che potrei, sintonizzarmi solo sui documentari culturali e spegnere tutto il resto, ma non sempre ce la faccio.
Perché per quanto istruttivi, anche i documentari delle volte sono TROPPI.

O forse sono io. Sono io che, ciclicamente, ho questo disperato, irrefrenabile, spasmodico, bisogno di SILENZIO.

Ne ho bisogno come di aria pulita.

State zitti, vi prego, che è evidente che spesso si parla quasi come fossimo costretti, che par brutto dimostrare di non avere una opinione.
Tutti, tutti a commentare, giudicare, esporre, auto-compiacersi in maniera veramente ridicola del proprio scritto, anche quando sono enormi stronzate,

questo onanismo del web, maledizione, alimentato dai like.

 

Ovviamente, dicevo, il web è pieno anche di cose bellissime.
Basta un click per essere dall’altra parte del mondo, almeno con la testa.
Accorcia le distanze, toglie i filtri, rende la cultura basilare a portata di mano per chiunque lo voglia.

Soprattutto, mi ha permesso di conoscere delle persone belle, autentiche, delle valide alleate.

Ma io sono una donna matura, con una struttura portante e seppur con le mie mille fragilità e i miei mille fantasmi, non mi faccio abbattere facilmente e quasi sempre sono ancora in grado di scindere.

Penso però a chi è insicuro, o alla ragazzina alla scoperta del mondo.

Ecco, il problema è che poi una alla lunga ci crede davvero che il mito siano Chiara Ferragni o Gianluca Vacchi, che il sogno della vita sia diventare influencer.
Ma influencer de che?

Ci crede davvero che le foto su instagram siano la realtà, che esistono davvero famiglie perfette, e donne in formissima a mezz’ora dal parto, che le mamme sorridono sempre, che i bambini sono sempre belli e buoni e che avere una borsa firmata è una cosa di fondamentale importanza.

Ma la vita, quella vera, non è quella cosa là.

I contenuti passano spesso in secondo piano, non perché il web sia pieno di gente brutta e cattiva,
ma perché semplicemente permette alla gente di continuare a credere a ciò in cui vuole credere.

I titoli delle cosiddette testate online sono spesso incompleti, faziosi, pressapochisti.
Gli articoli sono magari scritti da un povero freelance che piglia 5 euro al pezzo e ha il solo scopo di farne quanti più possibile, che tanto i lettori vanno di fretta e non stanno a guardare i dettagli.

Le notizie appaiono distorte, travisate, al solo scopo di procurare click, di acchiappare like e commenti di qualsiasi genere, ancor meglio di indignazione, che gli insulti chiamano insulti e gli insulti altri commenti e altri click e altri like.

Il social marketing dà da mangiare a pochi. Di questi pochi, moltissimi sono super esperti del settore, spesso già famosi e spesso già ricchi (o comunque con qualche soldino da investire). Poi c’è qualche fortunato, che ha avuto talento e fortuna ed è riuscito a emergere.

Tutti gli altri sono individui comuni che cercano di arrabattarsi in qualche modo, spesso sono molto bravi, altre volte meno, a volte lo fanno per noia, altre per necessità, altre per autentica passione, e ahimè, troppo spesso li ho visti cadere nel tranello dello sponsor nascosto, mal celato, ingannevole, fuori contesto.

Io in questo marasma mi sento a volte -molte volte- un pesce fuor d’acqua, come quelle scene di rissa con grosso polverone da cui poi vedi scappare, in ginocchio, quatto quatto, un bambino.
Piccola come io sono – fuori e dentro –

In più questo per me non è un periodo facilissimo.

E si sa, quando ti va storto qualcosa nella vita, capita spesso che ti fermi a osservare il mondo che scorre, che va avanti lo stesso, coi suoi mille casini e le mille fesserie per cui tanti si arrovellano, e allora ti chiedi: “ma davvero questo ha importanza?”

Avevo tanti progetti. Pochi sono andati in porto.

Si sa, è così che và.

Cerco di ingoiare la delusione e dirmi che devo essere capace di stare a galla comunque, di reinventarmi, di cadere in piedi, di avere il coraggio di non guardare mai indietro né di cedere ai rimpianti.

Insciallah, mi dico.

Se Dio Vuole.

Io, che a un Dio non ho mai davvero creduto.

Io, che fino a ieri pensavo nella vita devi muovere il culo per ottenere ciò che vuoi, e competere, e combattere, boia chi molla.

E no, non me lo dico come ultima speranza, lo dico perché davvero, nel profondo, credo che una strada ci appaia sempre in un modo o nell’altro, che la catastrofe non esiste, bisogna solo togliersi le bende dagli occhi e essere capace di seguirla, quella strada.
Che se è là, è là per un motivo. PER TE.

Insciallah.

 



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3 Commenti on "Perché a volte i Social mi vanno stretti"

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MammaSerena
Ospite

Una domanda: ma chi è Gianluca Vacchi? 😂

MammaSerena
Ospite

Eheheh.. ma la ferragni so chi è grazie alla pubblicità dello shampoo! Ok, l’ho ammetto l’ho sempre presa in giro per l’accento con cui dice “capelli” e ho capito che era lei solo dopo aver visto il video della proposta di matrimonio durante il concerto di Fedez.. 🙈