Mamme, sbaglieremo comunque

Mamme, sbaglieremo comunque

Capita che mio figlio rovesci per la 12.450° volta la boccetta con le bolle di sapone.
Capita che io, per mancanza di tempo, per principio o semplicemente per accontentare in fretta la sua richiesta di altre bolle riempia la suddetta boccetta con il detersivo per i piatti.

Ma quelli che fabbricano le bolle di sapone non sono certo scemi, e il detersivo per i piatti non funziona mai (nel caso ve lo stesse chiedendo, nemmeno il bagnoschiuma e nemmeno il detersivo per lavatrice).

Così capita che all’ennesimo frigno dello gnomo irritato dal fatto che le bolle non escano più o escano piccole e deformate,
io venga  fuori con quelle frasette tanto simpatiche del tipo:

“e certo! non funziona più perché l’hai rovesciato!”

oppure:

“peggio per te che hai buttato tutto il liquido”

o ancora la top delle top:

“te l’avevo detto che era meglio che la tenessi io, tu la fai cadere sempre, non te la do più in mano”

E in genere basta che arrivo al punto della frase “non te lo d…”, che già mi sto mordendo la lingua, in un attimo mi si palesa l’immagine di mia madre che certe frasi le ha sempre dette senza il minimo problema e poi quella di tutti i pedagogisti- consulenti- educatori- psicologi- mamme modello- (e chi più ne ha più ne metta) che mi bacchettano e mi ricordano i molteplici traumi che in questa maniera sto creando a mio figlio.

Diventerà insicuro. TU gli stai comunicando che NON è capace di tenere le bolle in mano.

OVVIO, non è capace perché ha solo 2 anni quindi tu devi tacere, puoi solo sovvenzionare la fabbrica delle bolle di sapone comprandone a migliaia in attesa che lui riesca ad imparare.

Purtroppo la mia lingua è molto più veloce del mio pensiero e sebbene possa rendermi conto della potenzialità dell’effetto di una frase del genere, è già bella che uscita e non rimane che sentirmi una cacca.
Ma il mio essere ZEN mi perdona in fretta,  pensando che farò meglio la prossima volta.

Solo che due minuti dopo gli intimo ATTENTO, perché sfreccia con la bici lungo il bordo del marciapiede.

CHE NON LO SAI, MAMMA, che non si dice ATTENTO ai figli?

L’altro giorno alla radio ci hanno fatto venti minuti di trasmissione, c’era la mega super direttrice-pedo-psichiatra-terapeuta sti gran caz.
Diceva che così tarpi le loro fragili alette, che i bambini non devono sentire la nostra ansia e bisogna lasciarli liberi
(e se si schianta? – free ansia, free -)

Allora mi avvicino e teneramente gli provo a dire:

“ehi, amore, stai dalla parte del muro, non dalla parte della strada”.

Così va meglio no? FIUUUU,menomale…

Ah no. CAVOLO. Aspetta.  Ho detto amore.

Sì perché non dirmi che non sai CHE I BAMBINI NON SI CHIAMANO AMORE!

L’ha detto Daniele Novara.
Lui si riferiva ai bambini dai 5 anni in su, e sebbene quando senta una madre chiamare il figlio trentenne amore provi un brivido lungo la schiena, 5 anni mi pare pochino, francamente.

Ma che ne voglio sapere IO, che sono SOLO una mamma, che così chiamandolo creo un rapporto morboso e ambiguo (oh, parole sue).

Allora riformulo la frase, senza amore. Va meglio?

Sono stanca, questa pressione mentale di dire (e di fare!) la cosa giusta mi ha un tantino logorato, vorrei sedermi su una panchina ma mio figlio non ne ha la minima intenzione.

Posso mica bloccare il suo estro dicendogli fermo? Sia mai.
Corro ancora un po’ almeno se schiatto,
schiatto da madre perfetta.

Ho l’impressione che delle volte si stia perdendo la misura.
Io sono una che legge tantissimi libri di pedagogia, all’inizio lo facevo per una forma di insicurezza (ciò che si conosce, ci fa meno paura)
ora lo faccio perché, semplicemente, mi piace.

Leggere di psicologia e pedagogia non è un peso né un dovere, lo faccio con estremo interesse perché niente mi affascina come la mente umana.

E penso che tutti questi consigli siano da prendere a grandi linee, che noi mamme già c’abbiamo l’ansia da prestazione, dobbiamo finirla di prendere troppo sul serio quelli che ci dicono come fare.

Tanto, parliamoci chiaro.  Se sono tipo da dire a mio figlio “sei un imbecille non capisci niente”, sono io stessa l’imbecille, e dubito che sarà un manuale a correggermi.

quelle che avrebbero bisogno di manuali non li leggono mai,

quelle che dovrebbero rilassarsi ne leggono fin troppi.

Che poi è un po’ il mantra di come gira il mondo no?

quelli che si dovrebbero mettere in discussione non lo fanno mai e vanno spediti per le loro stronzate,

quelli che dovrebbero muoversi e smettere di pensare non fanno che procrastinare

Mamme, tante sbaglieremo comunque.
Essere sufficientemente buone (cit. Donald Winnicott), sarebbe già un grande traguardo.

 

Detto questo: non è che qualche azienda mi contatta per sponsorizzare bolle di sapone? 🙂

 



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Ospite

‘sta cosa che non si devono chiamare i figli “amore” mi pare un po’ esagerata, eh…. cioè, qua c’è gente che i figli li mena, li trascura, li porta sciolti in auto, gli fuma in faccia, ora prendersela con noialtre che cerchiamo di fare il nostro meglio e ci scappa di dimostrare affetto con un nomignolo mi sembra cercare il pelo nell’uovo. Ma opinione mia, eh! (mia nonna le bolle ce le faceva con acqua e svelto in parti uguali, un cucchiaino di zucchero e lo lasciava riposare per un paio d’ore. Se lo rimesti o lo agiti non fa… Leggi il resto »