Di ordine e di ricordi

Di ordine e di ricordi

Ho questo ricordo che mi torna spesso alla mente.
Sono una bambina di 9, 10 anni al massimo. Sto facendo i compiti con mio padre.

Mi tocca fare un esercizio dove servono i pastelli.
“prendili dallo zaino”, mi dice lui.
Ma io tentenno.
“che c’è? su che è quasi ora di cena”

Mi avvicino lentamente allo zaino, so che non posso scappare, ma vado avanti lo stesso, come a illudermi che aprendo l’astuccio questi si siano messi magicamente a posto.

Apro davanti a mio padre. ziiii-ziii, fa la cerniera.

Ed eccoli là: 24 pastelli. Tutti rotti. Spezzati in due, in maniera quasi perfettamente pari, e rimessi nel loro posto, ogni metà infilata in un anello.

Passano quattro, cinque secondi, non di più. Ricordo l’espressione attonita di mio padre.

Poi la reazione:  CIAF!
Uno schiaffo. Forte. Sulla guancia destra. Si alza, e si allontana, senza proferire parola.

Rimango ferma, non so cosa fare, non riesco neanche a piangere.
Mio padre non mi alzava le mani di frequente. Non so cosa mi aspettavo facesse, non so perché l’ho fatto, non so niente.

Ho solo 9 anni per la miseria.

Perché hai spezzato i pastelli, Chiara?

Ho questo ricordo.
Chissà perché certi ricordi si piazzano nel nostro cervello, si arrampicano come l’edera e si appiccicano alle nostre sinapsi così che nei momenti più assurdi ce li troviamo davanti, come un film. Una triste pellicola che vorrei smettere di vedere ancora.

Non credo quello schiaffo mi abbia traumatizzato, ho ampiamente perdonato mio padre per la reazione forse eccessiva che si è sempre controbilanciata perfettamente con tutto il bene che mi ha fatto e l’amore che riversa verso i suoi nipoti.

 

Perché hai spezzato i pastelli, Chiara?

Li volevi rompere?
Perché hai rimesso in ordine i pastelli rotti e quasi inutilizzabili?

Lo ricordi, sì, il rumore e il piccolo sforzo per spezzarli?

I bambini provano piacere e curiosità anche nelle cose che agli adulti paiono più insensate e stupide. Non sempre c’è un perché, non esiste, o se esiste non è quella spiegazione concreta e razionale che i grandi vorrebbero sentirsi dire.

Sono passati quasi trent’anni. Trenta. Lunghissimi anni.

Di tutti i pastelli perfettamente funzionanti rotti di proposito, rimessi al loro posto come se niente fosse, seppur così finissero per occupare il doppio dello spazio.

Di tutte le volte che li ho chiusi in un astuccio, lasciati là, come se non esistessero, come se andandoli a prendere la mattina dopo potessero essersi nuovamente uniti, per magia.

Di tutti i disegni fatti con la sola metà funzionante, senza riuscire a liberarmi della vecchia.

Ogni tanto trovo qualche astuccio, lo apro con un brivido, mi chiedo perché sia ancora lì.
Eppure dentro sembra così in ordine, a prima vista.

CIAF, e mi prenderei a schiaffi.

Come quel pomeriggio, di una serata primaverile, con la cena quasi pronta.

 

*Questo racconto partecipa per #aedidigitali al tema #decluttering prescelto per la settimana



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