Dove sono i vostri sogni?

Dove sono i vostri sogni?

Che rapporto avete coi sogni? Dove sono i vostri sogni?

Io ho un timido rapporto coi sogni.
Mi hanno sempre insegnato a nuotare basso, per non affogare.
Non era rassegnazione, né pessimismo, quanto piuttosto una questione di sopravvivenza  che chi non nasce benestante si trova ad assaporare presto, quotidianamente, insieme al pane e nutella il pomeriggio.

Così quando l’altro giorno mi sono trovata a chiacchierare con una coppia di pensionati benestanti che mantengono ancora il figlio 30enne che vuole fare il cantante, ammetto che mi sono trovata in lieve disagio.

Le solite vocine ambivalenti del mio cervello si sono fatte sentire.

Una parte di me trovava innaturale una cosa del genere, mio padre mi avrebbe mandato a lavorare a calci nel sedere, per dirla gentilmente.

30 anni e ancora a cazzeggiare stai?

Corri va’.

Poi però ho cercato di guardare oltre. oltre il pregiudizio, oltre i preconcetti di cui siamo tutti carichi.
Mantenere il figlio per loro non è un sacrificio, perché i soldi ci sono.
Cosa dovrebbe fare questo fortunato nato con la camicia, mollare tutto per fare l’operaio sottopagato e sfruttato?

Tanto, quei soldi non diventerebbero comunque suoi prima o poi?

In questo caso specifico poi il ragazz… paardon signore, era così sicuro di sé, di arrivare a sfondare prima o poi, che tanta perseveranza non riuscivo a non trovarla lodevole.
I suoi genitori credevano in lui ciecamente, e anche questo mi ha quasi commosso.
E se stessero contribuendo a far nascere un futuro Elvis Presley?

 

Sarebbe già successo, direte voi. Beh, Ligabue ha fatto il primo disco a 38 anni, per dirvi.

Insomma, la domanda mi è apparsa chiara e nitida, come la sua assenza di risposta.

Ma i sogni, sono per tutti? O solo per chi può permetterselo?

Perché hai voglia di metterti a fare il cantante, il pittore, l’artista in generale, se non hai alle spalle qualcuno che ti sostiene, se hai un mutuo da pagare, le bollette che si accumulano, un figlio – o più – da crescere.

Ma allora come si fa?

Come si fa a trovare un giusto compromesso tra ciò che vogliamo essere, ciò che amiamo, ciò che ci realizza,e la mera, sporca, ordinaria realtà?

Per realizzare i propri sogni, bisogna essere più ricchi o più forti (capaci cioè di sopportare molte privazioni pur di raggiungere lo scopo), o entrambe le cose?

 

Ci parlano spesso del compromesso come una cosa brutta.
Sarà che sono moderata di natura, ma io credo fermamente che il compromesso non sia qualcosa di negativo.

Attenzione: compromesso non è rassegnazione.

Tutti facciamo compromessi, la natura stessa fa compromessi costanti e continui. Pensate a un fiore: magari non si trova nella terra ideale, o nella temperatura ottimale, ma niente gli impedirà di sbocciare.

E lo fa secondo quello che è la sua natura, ad esempio una rosa difficilmente sboccerà a Ottobre, ma lo farà comunque, adattandosi alle circostanze.

Diverso è se invece ci imponiamo per forza una scelta che non sentiamo nostra, se viviamo una vita che ci hanno suggerito, che non ci appartiene.
E piano piano ci spegniamo, perché sembra che non ci sia alternativa, chiudiamo i sogni in un cassetto e buttiamo la chiave in mare, ci imponiamo di dimenticarcene,

cerchiamo finte parvenze di felicità smettendo di ascoltarci.

Poi arriva una mattinata in vecchiaia e desolati ci chiediamo “ma è davvero tutto qui?”

 

E voi che rapporto avete coi sogni? ne avete uno?

Riuscite a inseguirlo? In cosa vi sentite davvero realizzati?

Mi piacerebbe discutere con voi se vi va. su non spingete… 🙂



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