Chi ha inventato la festa dei nonni?

Chi ha inventato la festa dei nonni?

Mi hanno ricordato che oggi è la festa dei nonni. Sì perché io me n’ero completamente scordata, così come mi scordo compleanni, anniversari e ricorrenze varie.
In più questa festa qualche anno fa neanche esisteva, quindi non era proprio nei miei pensieri.
Mi chiedo chi l’abbia introdotta. Chi? Chi ha inventato la festa dei nonni?

Cerco di colmare la mia lacuna con una ricerca su wikipedia:

La festa dei nonni è stata creata negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una casalinga del Virginia Occidentale, madre di quindici figli e nonna di quaranta nipoti. La McQuade iniziò a promuovere l’idea di una giornata nazionale dedicata ai nonni nel 1970, lavorando con gli anziani già dal 1956. Riteneva, infatti, come obiettivo fondamentale per l’educazione delle giovani generazioni, la relazione con i loro nonni.

Chissà perché, ma avevo il sentore che gli USA c’entrassero qualcosa.

E in Italia?

In Italia questa festa è stata istituita come ricorrenza civile per il giorno 2 ottobre di ogni anno con la Legge 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale. La legge istituisce anche il «Premio nazionale del nonno e della nonna d’Italia», che il presidente della Repubblica assegna annualmente a dieci nonni, in base a una graduatoria compilata dall’apposita commissione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (…) La data del 2 ottobre coincide con il ricordo liturgico degli angeli custodi nel calendario dei Santi cattolico.

Per quanto mi riguarda, provo due sentimenti opposti, come spesso capita le vocine nel mio cervello sono molteplici, e anche a pensarci a posteriori mi pare sempre abbiano tutte ragione, il che forse rende la mia doppia personalità ancora più grave 🙂

Sentimento numero 1
La cinica e disillusa.
Penso che sia tutta un’invenzione schifosamente commerciale, che sicuramente è stata messa in giro da qualche ditta che fabbrica cioccolatini o confeziona bouquet di fiori, altro che dalla nonnina di 40 nipoti. E poi davvero abbiamo bisogno di un giorno nel calendario per ricordarci di coccolare le persone che amiamo? (e che ci aiutano tanto tanto, soprattutto)

Sentimento numero 2
La Romantica.
L’hanno inventata ora perché questi sono gli anni dei nonni, prima non erano presenti in famiglia in maniera così massiccia. È giusto celebrarli perché i nonni sono dei pilastri, una figura affettiva di riferimento importantissima per i nostri figli.

Infondo, parliamoci chiaro.

L’Italia è una Repubblica fondata sui nonni.

I nonni fanno tutto, sopperendo anche alle moltissime mancanze dello Stato.

Sono ammortizzatori sociali, baby sitter, pusher di caramelle, dispensatori di coccole, consulenti familiari.
Prodigano consigli (spesso non richiesti, ma è il prezzo da pagare) e elargiscono contributi in tutti i modi in cui è possibile contribuire: economici, psicologici, sociali.

Dedicano gran parte del loro tempo e delle loro energie ai nipoti, con una abnegazione e un amore senza eguali.

Senza nonni tocca arrangiarsi, come fa la sottoscritta.

Ringrazio di poter educare mio figlio esattamente come io e il mio compagno abbiamo deciso senza intromissioni o dover rendere conto a qualcun altro,
ma l’altra faccia della medaglia è la totale solitudine in cui ci troviamo quando abbiamo bisogno, quando basterebbe anche solo qualcuno che va a prendere il bambino a scuola, o ci permetta di goderci una cena in santa pace, o in caso di emergenza sia pronto a scattare nel cuore della notte.

Soprattutto quando guardo mio figlio giocare coi nonni mi chiedo spesso se la nostra sia stata una scelta giusta.
Se non gli sto per caso togliendo una fetta di affetto indispensabile nella vita.

Sono cresciuta senza nonni, i paterni sono morti presto e i materni non erano molto presenti, e comunque specie mia nonna non era un tipa esattamente dolce e amorevole.

Ne ho sentito la mancanza solo per i racconti delle amiche,

Perché la mancanza di qualcosa che non si ha mai avuto non è vera mancanza, è più il rimpianto di non sapere cosa si prova.

In genere per consolarmi mi rispondo che la distanza non potrà mai mettersi di mezzo a un rapporto così forte e profondo,
e che infondo le scelte della vita non possono essere condizionate dal fattore genitori, non vorrei mai mio figlio rifiutasse che so, la possibilità di una vita migliore in un altro paese solo per starmi accanto. Mi sembra limitante. Chiaramente è solo il mio parere.

A volte ho l’impressione che i suoi 4 nonni conoscono poco mio figlio. Non vedendolo quotidianamente e non essendo poi l’unico nipote su cui focalizzare l’attenzione non sanno quale sia il suo dolce o il suo gioco preferito,  o cosa lo renda nervoso, quanto calzi di piede, a che ora vada a letto e cose del genere.  
Certe informazioni si raggiungono solo con la continua e costante frequentazione e non è il nostro caso.

Ovviamente questo non li rende nonni peggiori, anzi, li rende semplicemente dei veri nonni, come è giusto che sia, in un periodo in cui di nonni-genitori in giro è pieno.

Ma anche questo è solo il mio modesto parere.

 

*nella foto lo gnomo con suo nonno materno, in un freddo pomeriggio milanese dell’inverno appena trascorso

 



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