Un posto anche per me, Francesco Abate #Libri

Un posto anche per me, Francesco Abate #Libri

Volevo parlarvi di un libro che ho appena finito di leggere.
Le recensioni non piacciono a tutti, specie quelle letterarie, ma dovreste aver capito che questo blog non segue grosse linee di marketing.
E poi visto che i follower sono già pochi penso di non fare grandi danni.

Un posto anche per me

Di Francesco Abate avevo letto “mia madre e altre catastrofi”, e ne avevo parlato nel post “mia mamma che di Freud se ne frega”.

Mi era piaciuto molto il suo stile asciutto, snello e scorrevole, ad alto tasso di ironia.

Inoltre il fatto che sia sardo e nei suoi racconti vengono spesso riportati riferimenti alla mia città e ai suoi modi di dire che conosco così bene me l’ha fatto amare particolarmente.

Ho voluto comprare UN POSTO ANCHE PER ME proprio fiduciosa del suo stile. Che non si è smentito.

Il libro è ben scritto, con una trama molto avvincente.

Narra la storia di Peppino, ultimo degli ultimi, cresciuto in mezzo a odio e rancore, nella più completa solitudine e incomprensione.

“Partoriti nell’odio e cresciuti nell’indifferenza. Vite segnate dalla disgrazia”

Sancisce il giudice chiamato a occuparsi del suo caso.

Peppino parla da solo, gira la notte per Roma, in autobus, fa da schiavo ai potenti con traffici illeciti.
Peppino è un po’ tardo, un po’ Forrest Gump, ma meno fortunato.

Ho trovato la suspense con cui Abate ha voluto trattenere il lettore forse eccessiva, è andato troppo per le lunghe svelando passi salienti solo verso la fine, quando potevano essere a mio avviso introdotti anche prima, risparmiandomi i vari “ma quindi?”.

La linea è cruda e diretta, molto forte.

E sarà che sono sempre stata sensibile ma da quando sono mamma non riesco più a reggere immagini di violenza, ingiustizie e soprusi verso i più deboli, perciò mi ha profondamente toccato. Ieri l’ho finito e non riuscivo a prendere sonno, mi è venuta un’ansia addosso perché lo so bene, che esistono bambini così maltrattati che a loro volta diventano adulti violenti oppure totalmente emarginati.

Ho un limite di sopportazione molto debole, stamattina girando per strada mi pareva di vedere Peppino ovunque, avrei voluto attaccare bottone a chiunque me lo ricordasse anche solo lontanamente.

Io non ce la faccio a credere che non si possa far niente, che nella vita ad alcuni vada spesso così male, che c’è chi mette al mondo dei figli come topi. Anzi, i topi vivono meglio.

E che i buoni se la prendono spesso in quel posto.

Ma io sono una sorta di Pollyanna, solo un più simpatica (concedetemelo, non come complimento a me stessa ma come improperio al personaggio).

Non posso chiaramente svelare il finale, Peppino si riscatterà? Finisce tutto in macerie?C’è una briciola di speranza?

Da leggere, anche se avete il cuore fragile come me.

 

*hanno girato un booktrailer, molto interessante, ve lo riporto

 



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