Giorni di ordinario NIENTE, quando il tempo ti sfugge.

Giorni di ordinario NIENTE, quando il tempo ti sfugge.

Non so a voi, ma a me la cronica mancanza di tempo mi sta mangiando le giornate.
Mi do tutte le colpe, perché il tempo potrei averlo, dovrei organizzarmi meglio, gestire le priorità, tralasciare le cose non importanti, ma non ci riesco proprio.

Io invece mi carico, stracarico di cose da fare, di progetti da ultimare, di commissioni da svolgere.

Il tutto, chiaramente, quando Jacopo è al nido, la mattina, per un monte di ore pari a 4.

Perché il pomeriggio con lui in casa, senza aiuto da nessuno, soli, molte cose sono impossibili da fare, specie quelle che necessitano di più concentrazione come aggiornare il blog.

E poi francamente preferisco dedicarmi a lui, portarlo in giro, stare insieme, altrimenti non avrebbero senso tutte le scelte che ho fatto, se non fossi presente mentalmente oltre che fisicamente.

Solo che così facendo ho la netta sensazione di non portare a termine niente, di invecchiare precocemente, di non riuscire a sfamare la mia voglia di conoscenza e la mia curiosità.

è come se mi sfuggisse tutto di mano, il tempo passa, Jacopo cresce, io continuo a non sapere cosa fare della vita nonostante la mia veneranda età e a sentirmi NIENTE

avete presente la sensazione?

sì, sì lo so, lo so.
vi prego, non commiseratemi, non è questo il senso del post.

Non è tempo sprecato perché sto con mio figlio e gli sto dando una mamma presente e facendogli il dono bellissimo della CALMA e della tranquillità.

Non sono NIENTE, perché siamo tutti qualcosa.
Siamo tutti unici, speciali, e anche se la nostra vita sembra banale e ordinaria non lo è.

Le so bene queste cose, le leggo, le sento dire, le ripeto, tutti i santi giorni.
E ci credo, eh, non mi fraintendete.

Io però parlo di un’altra sensazione.

L’altro giorno alla tv ho sentito un pezzo di frase di un film che come al solito stavo seguendo a metà, mentre siamo occupati a sparecchiare, a contenere lo gnomo, portare giù il cane e svolgere altre mansioni di non ordinaria follia.
Il personaggio diceva qualcosa tipo: “noi mamme apriamo le braccia per abbracciare i figli. Poi crescono, e la braccia rimangono vuote”.

Sono rimasta là, con l’osso del cane in mano, Jacopo che diceva cucù, il casino immane che si era creato in casa.

E mi sono sentita sola.

Certo, c’era il mio compagno.

Certo, c’era un sacco di rumore.

Ho pensato alla sera. Quando finalmente lo gnomo crolla e noi sfiniti ci gettiamo nel divano.
Quando finalmente la casa è a posto, pure il cane dorme.

Allora abbassiamo le luci, accendiamo un incenso, ci sediamo vicini, ci diciamo “guardiamo un film?” e poi ci rispondiamo sempre: “ma ormai è tardi”.

e cala quel silenzio. quello strano silenzio.

non sembra vero, le orecchie non si abituano subito.

Allora facciamo spesso una cosa stupida.
Ripetiamo le frasi che Jacopo dice di continuo. Lallazioni, più che frasi, visto che ancora non parla.

“cucù mamà”

“ciao cià”

“no! è meo”

“tolle tolle”.

non è che le diciamo come due esauriti fissando il vuoto, le diciamo ridendo, ce le ripetiamo e ci facciamo due grosse risate. Spesso io concludo con una delle poche parole che so in sardo: “boccendimì”, dico.
(mi stai rimbambendo)

Poi lui si mette a guardare una odiosa trasmissione sportiva, io gli dico e ma che palle sto calcio, lui risponde che non abbiamo neanche più Sky Calcio di che mi lamento,
Io allora vado a letto, leggo qualche pagina di un libro fin quando svengo dormo.

 

Vedete, spesso mi chiedo cosa io possa aver mai da dire in un blog.

Non sono una creativa. Non sono un’artista, né una fotografa.

Non sono una modella che fa pubblicità, non sono un’attrice.

Non ho viaggi spettacolari da raccontare.

 

Vivo in un paese mediamente brutto di 9.000 anime, perché non amo le grandi città e comunque non potremmo permetterci una casa in centro.
Non sono particolarmente colta, né particolarmente intelligente né specializzata in qualcosa.

Sono particolarmente bassa, quello si, ma non credo faccia curriculum. 🙂

Sono solo una mamma, una donna,  ordinaria come tante,

disoccupata come tante,

precaria, precarissima in tutto.

Esaurita come troppe.

Senza aiuto dei nonni, come molte.

 

Alterno i miei momenti di gioia a momenti di totale sfiducia, non rimpiango mai le scelte fatte ma spesso mi cago in mano dalla paura, spesso sì.

Ché così poi quando arriva la sera, e mi sembra di non aver fatto niente, conto i giorni che passano, e mi sento effettivamente NIENTE.

 

Allora ho prenotato un weekend fuori. Senza pensarci troppo. Anche se dobbiamo risparmiare e anche se il tempo è incerto. Carichiamo figlio e cane e andiamo a sentirci come si dovrebbe sentire sempre qualcuno: tutt’uno con la natura.
Lontano dal mio niente.



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3 Commenti on "Giorni di ordinario NIENTE, quando il tempo ti sfugge."

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blogcambiopasso
Ospite

Pensa, cara Chiara, che ho le tue stesse sensazioni, e io lavoro tutto il giorno …

blogcambiopasso
Ospite

Forse sì, ma se fai un lavoro che non ami o che non ti assomiglia, ti resta sempre, a fine giornata, un retrogusto un po’ amaro …