Sono una pigra e dalla noia facile

Sono una pigra e dalla noia facile

Sono pigra.
Sono una pigra e dalla noia facile.

Ho passato spesso dei momenti in cui mi sono chiesta dove sarei potuta essere ora con costanza, grinta e perseveranza.
Forse esattamente dove sono adesso, o forse qualche gradino più in alto della cosiddetta scala sociale. Chissà.

Magari sarei laureata, avrei una carriera e forse avrei coltivato meglio qualche relazione (non solo amorosa) del passato.

Forse mio figlio non si stancherebbe di fare un gioco dopo 3 minuti, se non mi vedesse sbadigliare come all’ultima ora di scuola in una calda mattina di inizio giugno.
Io ci provo, a nascondermi, camuffo con un sorriso, ma dopo qualche torre impilata, qualche lancio di pallina nel canestro e dopo l’ennesima filastrocca dei nanetti che vanno a lavorare ammetto di diventare indolente e che il mio minuto piedino inizia a battere nervosamente sul pavimento.

Accettarsi è un processo lungo e difficile. Per chiunque, si sa.
Io sono talmente pigra che delle volte, semplicemente, mollo i remi in barca:
non è che mi accetto, è che va bene così, non ho voglia di cambiarmi, troppa fatica.

Mi capita poi spesso, quando sono accerchiata da ogni genere di informazione:

e apri il computer e sei carica di mail di consigli,
e apri il cellulare e sei piena di articoli sui vari social network che ti dicono come fare al meglio questo e quest’altro,
e sfogli una rivista e c’è il medico, il naturopata, la psicologa, la sessuologa di turno; tutti bravi, belli, truccati, pettinati, che sanno cosa fare della tua vita,
e disgraziatamente clicchi sui commenti di un post di facebook che parla che so, di immigrazione, di economia, dell’ultimo caso di cronaca, di vaccini, di allattamento, del flirt della velina,
e la faccia che faccio è più o meno questa, peli annessi:

MA COME FATE?

Dico, come fate, che io faccio fatica anche a scegliere che pizza mangiare?
Che mi sembrano tutte saporite, anche quelle che hanno ingredienti che non mi sono mai piaciuti, mi dico: “però dai… per provare…”.

Come fate, poi, a conoscere tutto? A capire tutto?
A considerare ogni risvolto, ogni sfumatura che tante questioni, delicate o meno, si portano appresso?
Io prendo una decisione valutando rischi e perdite, scelgo quasi sempre la meno peggio, quella che in fin dei conti mi rende più serena.
Quella che con la minor spesa mi dà la massima resa. Faccio una fatica.
Ed è la MIA di vita. Figurarsi se metto becco in quella altrui.

Ma questo bombardarci di informazioni, non vi stanca?

No perché a me viene il fiatone, poi, a star dietro a ogni cosa.
Cerco di informarmi su tutto, cerco di non avere mai un’opinione per partito preso, ma a volte le nozioni sono così tante, e la verità è così sfumata, impercettibile,

che è impossibile difendere un’idea così com’è fino in fondo, senza moderazione e compromessi, e alla fine mi trovo semplicemente a esclamare, sfinita:
“boh, io non ci capisco davvero più niente!”

Non era forse meglio prima? quando di idee ne avevamo due o tre, non si discuteva per ore sul nonnulla, non si facevano tante domande e quello che veniva, veniva.

Non c’era molta meno confusione? mentre adesso tutti sembrano avere le idee chiarissime, così chiare che poi è un attimo il confine tra sapere e arroganza.

Veramente voi avete la voglia di lasciare commenti e commenti di discussione sui post della Repubblica o di qualche altro portale d’informazione?
Io c’ho provato solo una volta, per rispondere a una tizia che diceva che l’allattamento in pubblico le faceva schifo, però poi ho visto che il botta e risposta andava per le lunghe e che siete matti? posso perdere un’ora della mia vita a convincere un’estranea tettofobica della mia tesi?

Forse pigrizia e tendenza alla noia sono una contraddizione in termini.
Il vero pigro non è mai annoiato, o se lo è sta sui suoi passi, si lagna, si caga in mano. Tutto pur di non uscire dalla sua comfort zone.
Io invece mi muovo, costruisco e mi butto. Salvo poi spesso disfare, ritornare sui miei passi, sgonfiarmi, ripetermi è troppo, troppo difficile.
Ricominciare, prendere a calci la comfort zone, urlare, darle due pugni.
fermarsi. respirare. prendere fiato. stancarsi.

io maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo dove mi attacco. Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia… quello che non c’è”

Afterhours. 

 



2
Lascia qui un commento

Rispondi

  Subscribe  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami
knit or read
Ospite

solo gli stolti hanno tutte certezze. Credo che il tuo approccio sia molto più sano di quello sbandierato da chi ha granitiche convinzioni di cui, spesso, non sa poi dialogare