L’ a(f)fondo

L’ a(f)fondo

La dottoressa ogni tanto abbassa gli occhiali, e mi scruta.

Si può chiamare dottoressa una omeopata? Francamente non lo so.

“e cosa hanno detto, i risultati di tutte queste analisi?”
Chiede.
“niente”, rispondo, quasi dispiaciuta. “non ho assolutamente niente. Sa che cosa mi ha detto il gastroenterologo? Mi ha detto che clinicamente sono sana come un pesce. Che il problema va cercato più a fondo, ma a fondo dove?” .
Mi viene quasi da dire a fondo con una F in più. Affondo. Affondare.
Sto affondando, dottoressa?
Lei prende appunti, scrive, scrive.
Ma cosa cavolo hai da scrivere che non sei mica un’analista, mi viene da esclamare.
Poi me ne sto buona, nella mia sedia scomoda, in questo ambulatorio spoglio al seminterrato di una clinica in un paese della provincia.

“e così lei si sente…”
“affogare, dottoressa. Io mi sento affogare. Ho qualcosa qui, capisce? Qui all’altezza della gola, e non se ne va. È un bolo che fa su e giù su e giù, e delle volte scende verso il basso, tocca la bocca dello stomaco, mi strozza, mi piega.”
Scrive. Poi smette. Si appoggia comoda sulla sua poltrona. Si toglie gli occhiali e mi fissa.
“lei ha figli?”
se ho figli? Ma cosa c’entra? Che domanda è?
“no non ne ho”
“capisco”
Si rimette gli occhiali e scrive. Tanto.
NON HO FIGLI. Sono tre parole, che c’ha da allungare?
“ne vorrebbe?”
“beh, si un domani. Cioè. Sono giovane. Ok non giovanissima ma… mi scusi che c’entra questa cosa dei figli, io non credo che i figli si facciano per risolvere il mal di stomaco cronico, capisce? I figli si fanno…”
“perché si fanno i figli, signora?”
“…”
“uh beh non lo so esattamente perché si fanno i figli. Per noia?”
rido solo io.
“perché arrivata ad un certo punto è quello che la società si aspetta che tu faccia?”
no, non ride affatto.

“dove si vede fra 10 anni?” mi chiede.
Guardo l’attestato appeso alla parete. Si si, è proprio una omeopata, cavolo.
E io che volevo evitare lo strizzacervelli.

“uguale a ieri. Temo.”
rispondo. Le parole sono uscite con l’unica verità che la mia mente è stata in grado di produrre. Caccio verso il basso una lacrima che sta scendendo.
La blocco, la ingoio, cade insieme al bolo giù per la gola e si piazza sulla bocca dello stomaco.
Un macigno che fa un male cane.
Mi prendo la mia ricetta: 3 fialette di pillole dal nome impronunciabile, che prenderò per tre mesi, senza sortire alcun effetto.

Ma quelle domande rimaste sempre nella mia mente, senza capirne il senso.

Fare un figlio poi, anni dopo. Dare vita e avere fame di nuova vita.
Cambiare, mutare, trovare il coraggio di.
Far nascere, e rinascere. Il coraggio della rinascita.

Il bolo: dissolto, frantumato in mille pezzi. sparsi chissà dove.

 

(*questo post partecipa al tema settimanale #rinascita del progetto di scrittura creativa #aedidigitali)



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Pensieri rotondi
3 anni fa

E brava, mi piaciuto un sacco! Ottimo inizio, Chiara 🙂

ElenaRigon
3 anni fa
Reply to  unamammazen

Che cosa è aedidigitali?

ElenaRigon
3 anni fa
Reply to  unamammazen

Ci provo…