Si ricomincia. Forse.

Si ricomincia. Forse.

Fra qualche giorno inizierò un piccolo master, che mi porterà a stare lontano da casa tutto il giorno per quattro weekend.

C’è questa strana cosa che ti scatta nella testa, quando smetti di lavorare dopo anni e anni. All’inizio ti senti vuota, ti sembra quasi di non avere una identità. Cerchi di riacciuffare le energie che hai speso per quasi due decenni ma ti restano attaccati solo brandelli e ti chiedi come sia stato possibile avere investito tanto per non avere indietro quasi niente.

Poi, c’è ladattamento. Nel giro di qualche mese ti dimentichi completamente della tua vita di prima. La sveglia che suona alle 7, il traffico della mattina, le corse in metropolitana. La routine dell’ufficio e del non avere un minuto libero.

Mentre passeggi al parco col cane alle 10 di mattina ti pare veramente impossibile che tu non sia mai riuscita a farlo prima, di goderti il sole e osservare le nuvole.

I mesi passano. Passa un anno. Passano altri mesi. Il figlio cresce.  Quel figlio che hai voluto crescere così fortemente, per cui hai voluto esserci sempre. A raccogliere moccio, ad accompagnare al laboratorio musicale e al nido, a mettere a letto il pomeriggio e la sera, per cui hai voluto che fosse la tua la prima faccia che vedeva appena sveglio e l’ultima prima di andare a dormire.

E tu, che hai difeso questa scelta, che saresti scesa in piazza se solo te lo avessero chiesto,
tu che di casalinga non hai mai avuto la stoffa ma che hai provato lo stesso a cucirtela addosso per un’ideologia e una sorta di supremo senso materno,
tu inizi a chiederti se ora, per questo figlio, non abbia rischiato di nasconderti in una specie di mondo parallelo fatto di nuvole e gite al parco e di pannolini.
Un rifugio sicuro dal mondo vero e cattivo che c’è là fuori, in cui bisogna mettersi in discussione e trovare il proprio talento e faticare e combattere per realizzarsi.

Capisci che lo devi a te stessa, che questo corso lo devi fare per forza.

Però ti senti in colpa, e hai l’ansia che corre a mille, mentre ti chiedi come farai a stare fuori casa tutte quelle ore e se lui sentirà la tua mancanza e se farà i capricci e se ti cercherà mentre prova a fare il pisolino.

Poi ti viene in mente l’altro lui, il tuo uomo. Che ha accettato di stare con lo gnomo senza chiamare baby sitter, nonni o aiuti da casa.

L’ha fatto come la cosa più naturale del mondo, perché lo è, perché così deve essere e non c’è stato neanche bisogno di domandarglielo, infondo.

E tu lo sai, lo sai che devi mollare il controllo perché lui sarà bravissimo e cerchi di morderti la lingua in partenza perché sai anche che al ritorno ti verranno da fare tanti commenti sul vestiario dello Gnomo, sul disordine della casa, sul grigiore del cane e sul regime alimentare che hanno adottato. 

Mordila, questa lingua, Chiara.

Che noi mamme lo sappiamo, e ci godiamo, nel constatare che su certe cose siamo oggettivamente più brave.

Che quando il pargolo reclama a gran voce il nostro nome ci sentiamo distrutte, ma gonfiamo il petto di orgoglio:

“Vuole me”



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6 Commenti on "Si ricomincia. Forse."

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mammainmissione
Ospite

Bravissima, fai stra-bene! Avrei tue stesse remore però ogni tanto ci vuole! Facci sapere ☺

Diemme
Ospite

<3

Pensieri rotondi
Ospite
Posso citarti? “Tu inizi a chiederti se ora, per questo figlio, non abbia rischiato di nasconderti in una specie di mondo parallelo fatto di nuvole e gite al parco e di pannolini. Un rifugio sicuro dal mondo vero e cattivo che c’è là fuori”. Cioè… cosa posso dire di più e meglio, Chiara? Hai una precisione nell’affondare la lama nella maternità, che fai bene e fai male. Ma dici sfrontatamente una verità che poche dicono. Mi accodo, con un applauso: per la tua onestà (sai quanto io l’apprezzi) e anche per la tua scelta. Sono 4 w.e. Hai tanti di… Leggi il resto »
Pensieri rotondi
Ospite

Che: va bene lo stesso.