Di viaggi in aereo e altri passeggeri

Di viaggi in aereo e altri passeggeri

Giovedì​ ho preso, per la prima volta sola, un aereo con lo gnomo. O meglio, per la prima volta sola da che è in grado di camminare e muoversi. Ero discretamente terrorizzata e nell’ansia di mettere in valigia cose che lo potessero intrattenere ho anche dimenticato dei vestiti.

Armamentario:

1 Tablet.
2 Libro.
3 Chiavi giocattolo.
4 Grissini.
5 Biscotti.
6 Frutta frullata. (Perché io non gli do succhi di frutta perché hanno lo zucchero però poi gli passo i Plasmon come un pusher incappucciato).

Al gate ci viene incontro una bambina di quattro anni circa, le codette e un simpatico giubbino giallo. Si chiama Adele. È paffuta e vivace, socievole e senza filtri come solo una bambina sa essere.
O almeno dovrebbe essere.
Prende Jp per mano e lo fa saltellare, a me non pare vero di aver trovato qualcuno che lo riesca a distrarre e compio persino la trasgressione di sedermi.

Ce la ritroviamo anche nel posto davanti a noi sull’aereo.

Ed è qua che inizia il viaggio dell’angoscia. Non avevo infatti fatto i conti con la madre di Adele.

Ora. A me viene molto, molto difficile sparare a zero sulle altre madri. Come già spiegato in altri post, non è buonismo. Forse è una forma​ di difesa, perché non credo che potrei fare di meglio. Penso spesso a quanto una madre debba essere stressata e stanca per reagire in certi modi. Penso sempre che dal suo punto di vista magari il suo sia un metodo educativo infallibile.

Quindi in genere sorvolo, mi faccio gli affari miei, sbandiero sorrisi di circostanze falsi come una Louis Vuitton in Piazza Duomo e passo oltre.

Però averle davanti, forzatamente, per un’ora e venti, con lo gnomo che mi dava già il suo bel daffare è stato pesante.

La madre ha urlato tutto il tempo. Qualsiasi genere di insulto possibile inimmaginabile.

Perché? Perché sua figlia, a quattro anni scarsi, con la gioia e il brio che ha nella pelle, sulle ossa, che le balla dentro, non voleva stare ferma.

“Ora ti siedi subito sennò chiamo la hostess e ti faccio sgridare davanti a tutti”

“Se non stai ferma chiamo tuo padre e al ritorno vedi quante ne prendi”

“Tu mi fai disperare disgraziata perché fai così io non ti sopporto più”

Era talmente presa dalla sua cieca disperazione che non provava neanche a distrarla, farle vedere il cielo, leggerle un libro o fare come la sottoscritta, che vigliaccamente e diseducativamente lo ha piazzato davanti ai cartoni.

Oh ma in inglese eh, così impara una lingua 😜

Dal canto suo non è che Adele facesse chissà che grandi movimenti, allungava la manina per far giocare Jp, faceva cucù da dietro la poltrona, niente di ingestibile.

Al momento dell’atterraggio, quando doveva mettere le cinture, al suo rifiuto la madre non ci ha visto più.
L’ha picchiata.
Così, davanti a tutti, diverse sculacciate incurante del suo strillare “mamma no”

Ora, questa storia è molto triste. Ne sono consapevole.

È triste per me. Per te che leggi, per una buona parte di genitori.

Ma io non sono stupita, né sconvolta più di tanto. Perché?

Ma perché sono abituata. Perché il mondo è pieno di madri convinte che questo sia il giusto modo per educare.

E chi sono io per dire il contrario?

Ci penserà Adele, chiusa nella sua cameretta di 14 enne presa dai primi scontri e dalle prime rivalità, quando le alzerà un muro di ostilità, quando avrà l’età della ragione e sarà la peggiore giudice che una madre possa avere.

E chissà allora se la signora riuscirà a fare un paio di associazioni. Se si dirà “ma io che ho fatto per meritare questo?”

Oppure si ricorderà di quel pomeriggio in aereo in cui l’ha picchiata senza un vero motivo davanti a tutti e di chissà, chissà quanti altri pomeriggi.

Ma porca miseria, che ci prende!

Da quando siamo diventati così deboli da essere forti solo con chi è più fragile e indifeso?

Forse, quella donna aveva solo bisogno di aiuto. Ma io non riesco a non stare dalla parte di chi subisce un sopruso senza potersi difendere.

All’atterraggio anche lo gnomo ha pianto perché voleva scendere e non voleva le cinture. Nessun gioco o biscotto è servito. Ho solo aspettato passasse perché altro non potevo fare.

Per la prima volta da che sono madre e da che lui si lancia in un pianto disperato non mi sono neanche accorta se qualcuno mi stesse guardando



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4 Commenti on "Di viaggi in aereo e altri passeggeri"

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mammainmissione
Ospite

Ho iniziato a leggere sorridendo perché in molte cose mi ricordi me…poi il racconto dell’ altra mamma mi ha messo tristezza…capisco perdere la pazienza, ma non l’ alzare le mani 🙁

Mindfulmamma
Ospite

Leggere questo tuo post mi ha lasciato un velo pesante di tristezza..forse perchè, nonostante sia una madre, riesco più facilmente ad identificarmi con la bambina che con la madre isterica.Chissà se la madre si è chiesta un secondo come potesse sentirsi sua figlia, sculacciata e umiliata davanti a tutti?