08/03/2015

08/03/2015

Oggi è la festa delle donne. Ma per me da due anni questa data ha un altro significato.

Ricordo tutto di quella notte, e delle ore che seguirono.
Ricordo ogni respiro, sospiro, sensazione, pensiero, ogni dettaglio di ogni singolo minuto.

La discussione con il mio compagno, all’ora di cena. Finalmente era arrivata una proposta per la casa che avevamo in vendita da anni. Proposta ben al di sotto delle nostre aspettative.

Vendiamo! Supplicavo io.
Aspettiamo! Controbatteva lui.
E poi le degenerazioni, solite dei litigi: “nella vita si rischia!” –   “No tu vuoi mettere la famiglia in mezzo a una strada!”.

La proposta di lavoro in Sardegna e il conseguente trasferimento erano ancora lontani, e annaspavamo nel folle mercato immobiliare milanese.

Poi, alle 2, mentre dormivamo, sento arrivare come un’esplosione dolce, un caldo liquido che scende là sotto, che bagna tutto il letto e il pigiama.

“LE ACQUE HO ROTTO LE ACQUE!”

Grido come nei film. Lui si alza rintonato e agitato. Io sono prontissima, sono istruita, so cosa devo fare. Mi faccio una doccia calda come mi hanno detto al corso preparto, respiro, mi muovo con calma.
Quando esco dalla doccia il mio corpo inizia a fare quello che la mia mente si ostina a respingere. Inizio ad aver paura.
E tremo.
Tremo con una foglia, come se fossi in Alaska. Non riesco a far niente, batto coi denti, mi raggomitolo come a cercare protezione.

Lui mi sorride teneramente. Prende la borsa che teniamo sotto il letto e dice semplicemente: “forza, si va”.

Salutiamo il cane e gli diciamo: “ehi guarda che poi al ritorno saremo in tre”.
Ma è a noi stessi che lo stiamo ricordando. Guardiamo la casa buia e forse non più nostra, e ci pare incredibile stia succedendo davvero.

Il resto, è stata una caduta libera.
Il travaglio partito poche ore dopo, la mancanza di dilatazione, le 3 epidurali.

Fino alla fine, quando qualcosa non va come deve andare.

Dopo 12 ore di dolore tu decidi di metterti di traverso, perché così, già da allora doveva essere chiaro che i programmi non li avresti rispettati mai. L’ostetrica dice che se non riescono a girarti dobbiamo fare il cesareo ma io sono cocciuta e dico di no che ormai sono arrivata a questo punto e devo finire. Allora mi dice “Va bene tu spingi e io giro”.

Ma le mie spinte sono ormai ridicole, flebili. Sono esausta e ogni respiro è una contrazione e un dolore immane. Poi l’ostetrica chiama il ginecologo.

E il ginecologo un altro ginecologo. E sono là, tutti a fissarmi e a frugarmi e a provare a girarti, finché sento un’ostetrica dire a una collega: “la stiamo facendo soffrire per niente”.

Ed è là che la stanchezza, l’esasperazione, il senso di sconfitta si fanno largo con tutta la resa e la disperazione di cui sono capace. Inizio a urlare.

Urlo ORA BASTA NESSUNO MI TOCCHI NESSUNO MI DEVE PIU’ TOCCARE GUAI A VOI AVETE CAPITOOO?!

Quindi eccoci, nuovo lettino, nuova epidurale e bocchetta dell’ossigeno, ultimo sguardo al mio compagno impotente e stordito che aspetta all’ingresso della sala.

Pochi minuti e vieni fuori. Piangente, rosso e strillante.

L’infermiera ti avvicina e io faccio per baciarti ma lei dice: “mamma così ti sporchi tutta”

Vorrei dirle Che cosa cavolo vuoi Che me ne importi di sporcarmi brutta scema che non sei altra l’hai capito che credevo di morire dal dolore e invece sono viva, siamo vivi,  siamo insieme.
siamo due.

Ma non le dico niente perché sono troppo sfinita e incapace di provare qualsiasi cosa che non sia un’emozione  viscerale ma così ovattata ed echeggiante.

Tu sei là, vieni dato in braccio al papà e poi lavato e messo in una tutina che è decisamente troppo grande per te, piccolo scricciolino.

Poi ti appoggiano al mio petto e ci lasciano così un’ora, a conoscerci, ad annusarci. Ti metto vicino al mio seno e ti vorrei dire tante cose ma non me ne viene in mente nessuna perché sarebbero tante, troppe, e io sono decisamente poco lucida per elaborare un concetto.

Tu dormi beato. E io penso che sei bellissimo.

I giorni seguenti, il dolore della ferita che non si rimargina, le notti in bianco, il baby blues… tutto è stato come essere sulle montagne russe.

Quei giorni mi sembrano così lontani che quando guardo un neonato penso sempre che non puoi essere stato così piccolo anche tu.

Lontani si, questi 730 giorni sono passati veloci MA lentissimi allo stesso tempo.

AUGURI AMORE MIO

 



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Diemme
Ospite

Che tenero! <3

mammainmissione
Ospite

Mi hai fatto emozionare …

Piccole Mamme Crescono
Ospite

…e sono arrivata alla fine con le lacrime…

vikibaum
Ospite

auguroni a tutti e due

Mindfulmamma
Ospite

Tantissimi auguri al tuo piccolo! Anche il mio settimana prossima compie un anno! e anche lui ha deciso di nascere con il cesareo..piccoli testoni questi bimbi!!!

Pensieri rotondi
Ospite

Piccolo… che emozione leggere questo racconto. Auguri all’ometto, allora. E che l’ostetrica puntigliosa sullo sporco se ne vada pure a quel paese (mai sentito commento più fuori luogo).

growingwithyousite
Ospite

piango ❤