Prove di leggerezza

Prove di leggerezza

Io non sono mai stata capace di fare le cose così, tanto per fare.

In ogni cosa, dalla più grande alla più piccola (spesso la piccola diventa grande e la grande quindi gigantesca), devo impastare, rovistare, affondare, immergerci le budella e perderci qualche ora di sonno.

Io sono quella che a 16 anni fui mollata da uno al primo appuntamento perché non gli avevo dato un bacio dopo mezz’ora dall’uscita

“Sei troppo seria”

Mi disse. Perché Io a 16 anni cercavo già qualcosa di più che limonare al parco.
Già cercavo la favola, l’amore, la poesia. A 16 anni leggevo Neruda e altre cose spassosissime e mia madre esclamava frasi tipo “ma non puoi andare in discoteca come tutte quelle della tua età?”

Io sono quella che si studiava il contenuto delle riunioni quando la maggior parte dei partecipanti non sapeva neanche di cosa si stesse parlando. Gli altri venivano là, cazzeggiavano, facevano gli splendidi, attiravano l’attenzione di tutti e prendevano le promozioni. Io restavo bloccata, con gli appunti sottolineati in mano, come un baccalà.

Io sono quella che conosce alla perfezione quello che mangia e l’inci dei prodotti che si mette addosso.

Sono quella che prima di andare a votare si legge il programma per intero del partito.

Che da quando è diventata madre si legge un libro di pedagogia al mese.

E come avrei voluto, io solo so quanto avrei voluto, essere una madre più leggera.

Di quelle che “minchia ma insisti ancora con sto seno ma mollagli il biberon vedi come ti dorme tutta la notte”

“Miii e piazzalo due ore davanti alla TV”

“Montessori chi? Una sculacciata non ha mai ucciso nessuno”.

E invece no.

Io con l’alto contatto e il babywearing e l’educazione secondo natura e il massaggio infantile e i prodotti biologici e dormire nel lettone e allattamento a richiesta e SE PIANGE C’È SEMPRE UN MOTIVO.

Ecco, io avrei tanto voluto essere meno sfigata e più ‘che sarà mai’.

Secondo me i che sarà mai vivono benissimo.

(Consiglio il libro di Francesco Piccolo il desiderio di essere come tutti, racconta in maniera egregia cosa voglia dire sposare una ‘che sarà mai’ e che leggerezza non vuol dire superficialità)

Non so. So solo che certe volte mi sento come questa foto.

Lo gnomo cercava di rendere la torre sempre più alta con cose che non c’entravano niente.

Ci credo che poi è caduta.

Lui ha esclamato”oh nooo”
E poi ci ha riprovato, e riprovato, e riprovato ancora.

Finché si è accorto che qualcosa non quadrava, che non stavano proprio in piedi. Ha lanciato tutto all’aria e c’ha saggiamente rinunciato. Poi, tutto tronfio e come liberato, s’è mangiato una bella banana. 



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silvia
Ospite

siamo molto simili !

Penny
Ospite

Sai che c’è? Riusciamo ad essere solo quello che siamo. A volte migliori, a volte peggiori. Sbagliamo quando scegliamo un modello che non ci appartiene e lo facciamo nostro. Lì, rischiamo di fare dei gran casini. A me piacciono i bambini che fanno le cose a tentativi ed errori, e anche le mamme. Un abbraccio mammazen

Pensieri rotondi
Ospite

Che figo è sto post? Io ho un altro tipo di pesantezza, quella emotiva. Ma sto imparando a districarla dalla ragionevolezza senza per questo tramortirla o zittirla. Però leggera credo non sarò mai, sono come quei bicchieri per bebè, col fondo pesante. Io non volerò mai. Sono l’albatro di Baudelaire. Però alle riunioni vado impreparata e su moltissime cose sono del tutto s-pignola (sì, il contrario di pignola, tanto x capirci). “Secondo me i che sarà mai vivono benissimo” è un’espressione fantastica.