Il Fanta Bambino

Il Fanta Bambino

 

Una volta al corso pre-parto ci fecero parlare con una psicologa. Faceva parte del programma e stava là per rispondere a tutte le nostre domande.

Io ricordo benissimo quello che le chiesi.

Le chiesi come si facesse ad accettare che il bambino reale non fosse quasi mai quello desiderato.

All’epoca infatti ricordo che avevo spesso questa preoccupazione, pessimista e pragmatica come sono:

“Che succede se non mi piace? Se mi sta antipatico? Se non mi innamoro?”

La psicologa, che aveva voglia di stare con noi quanto io ne avevo il venerdì sera di stare in ufficio, farfugliò qualcosa che ho dimenticato, una super cazzola degna di lode.

Col tempo le risposte me le sono date da sola e credo che, sempre pragmaticamente e schiettamente, siano queste:

Sì che ti innamori. Magari lentamente, magari non subito, capita che lo fai con calma, dopo che ti sei ripresa da un brutto parto e hai accettato che la tua vita non sarà più la stessa.

E sì, talvolta ti starà tanto antipatico.

Talvolta il paragone con gli altri bambini più tranquilloni, più dormiglioni, meno frignoni, ti sarà inevitabile.

E sì,  il bambino che hai sognato, immaginato, fantasticato, in disegni mentali di tu e lui stretti in caldi abbracci profumosi spesso non ci sarà.

Ti chiederai dove è il profumo, questo tanto agognato, perso in docce non fatte e odore acre di rigurgito.

Ti chiederai come è la storia della mamme che fissano il figlio dormire nel sonno, che tu quando lui dorme gridi solo evviva! Ora devo mangiare_lavarmi_sopravvivere.

Capisci ben presto che il Fanta Bambino, quello intelligente, sensibile, sopra la media che ti eri segretamente sognata, altro non è che un bambino ordinario.

Che si incazza se gli toccano i giocattoli, che è geloso della sua mamma, che a 21 mesi ancora a malapena parla e che no, non arriva prima degli altri nelle cose, anzi.
Ha gattonato tardi, camminato tardi e fa ancora i giochi adatti ai 12 mesi di età.

Però lo ami. Oh se lo ami. immensamente.

Perché è il tuo bambino, perché lo vedi crescere giorno per giorno insieme a te creando un legame unico e speciale.

Quella chimica inspiegabile che ti fa saltare di gioia per il progresso più stupido:

“Hai sentito? Ha detto mela ha detto mela! Ridillo amore!!”

“Nooooooooo”.

Non credo mio figlio diventerà un ballerino della Scala. Né un pittore. Forse non amerà neanche leggere e ascoltare musica e la sua aspirazione maggiore potrebbe essere fare il concorrente del grande fratello.

Forse è questa è la sfida più grande per noi genitori: amarlo incondizionatamente, volerlo solo felice, qualsiasi cosa sarà e farà.

Anche se dovesse essere così terribilmente ordinaria. 



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