Io resto fuori

Io resto fuori

Delle volte ho come l’impressione di essere in quella strana situazione in cui ti rimetti col tuo ex alla quale eri molto, molto affezionata; ma mentre sei là che cerchi di godertela ecco che pian piano riaffiorano tutti i motivi per cui vi siete lasciati e inizi a chiederti se sia stato un bene tornare indietro, seppur a condizioni diverse.

Da quando abbiamo preso la decisione di trasferirci il mio mantra è stato: guardare avanti, mai voltarsi indietro e pensare sempre “si sta meglio ora”.

Ma la domanda poi è inevitabile: si sta davvero meglio ora?

È possibile avere una risposta obiettiva senza cadere nella trappola del MaiContenti?

Devo ammettere che la gestione dello gnomo saltellante non mi è d’aiuto.
Le cose da fare con lui sono estremamente limitate, non avendo nonni al seguito se si escludono quelle poche ore al nido lui è sempre con me e le mie uscite sono di conseguenza vincolate.

Mentre mi siedo sull’ennesima panchina dell’ennesimo parco mi è venuta in mente una lista di posti in cui ormai ci è proibito entrare.

In ordine cronologico:

1) I negozi di abbigliamento.

Lo gnomo, da maschio qual è sebbene in miniatura, ha sviluppato ancor prima di iniziare a camminare un odio  verso vetrine e negozi di qualsiasi genere con sdegno particolare per quelli d’abbigliamento. Se oso entrare per guardare un paio di jeans inizia a scalpitare, si lancia nei suoi urletti che attirano lo sguardo pietoso degli altri clienti e quello irritato delle commesse. Misurare un abito dentro il camerino è pura utopia, l’unica volta che una commessa gentile e assetata di vendite mi ha proposto un: “ma vaiii te lo tengo io”…
l’ho ritrovata dietro una pashmina a fare bubusettete ad uno gnomo indemoniato il cui unico intento era evadere dal passeggino. Mi sono sentita così in colpa che anche se i pantaloni addosso mi facevano cagare li ho comprati lo stesso.

Il commento di suo padre, serafico, è  stato : “mi faccio io due coglioni così, immaginati lui”

Non fa una piega.

2) Il Supermercato.

Il problema è che lo gnomo adora i supermercati. Anche troppo. Tutte quelle luci e quella roba là esposta che si potrebbe prendere e toccare, e la frutta e la verdura da annusare…

Quando entriamo, lui è estasiato. Riesco a tenerlo fermo nel seggiolino del carrello con un pezzo di pane per 10, 15 minuti a massimo. Poi vuole scendere, vuole toccare.

Mannaggia mamma voglio correre voglio sentire il rumore che fa la pasta se la butto in terra e dei ceci che rotolano per il pavimento…  voglio voglio e tu mi intimi di stare seduto che non si può punto e basta. Va bene. Puoi impedirmi di toccare ma non puoi impedirmi di piangere.

Uuuuuuueeeeeeeèè

Signora mia madre mi maltratta mi salvi lei (fa per farsi prendere in braccio dagli estranei con le lacrime agli occhi, giuro).

Uuuuuuuuueeèèe

Io Pago, esco sudata e prometto:NON TI CI RIPORTO PIÙ PIUTTOSTO MANGIAMO SEMI FINO ALLE ELEMENTARI

3) I ristoranti.

Sui ristoranti devo ammetterlo, ho tentennato. Facciamo così poca vita sociale che le rare volte che si usciva non riuscivo a concepire non lo si potesse fare in santa pace. Poi ho capito una cosa molto semplice e basilare.
Non un ambiente adatto ai bambini. E lui lo sa.

Lo puoi cercare di ingannare, distrarre con qualche gioco, o con il tablet. A seconda del carattere o di quanto è in buona, te lo può anche concedere.
Ma non è detto che lo faccia e se così è, meglio evitare di legarlo, fare scenate isteriche o dare punizioni senza senso. Possiamo solo adeguarci a quello che è un suo (sacrosanto) bisogno.

Le mangiate fuori sono giusto lo stretto indispensabile, per buona gioia del conto in banca e buona pace del mio non aver mai troppo amato cucinare.

Premesso questo, ai francesi che si sono lamentati perché JP faceva su e giù in una discesina nell’area esterna del ristorante nemmeno troppo vicino al loro tavolo ho solo da dire una cosa: stronzi.



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Mindfulmamma
3 anni fa

Devo dire che non avere nonni o parenti a cui lasciare il pupo è davvero un’impresa difficile!mi rendo conto di quanto può essere stressante dover portarsi per forza il bimbo in ambienti non adatti a lui, e come questo inneschi una serie di nervosismo diffuso!Didiamo poi che la maggior parte dei posti e delle persone non sono per nulla “Baby Friendly!”