Lo zen e l’arte di allattare

Lo zen e l’arte di allattare

Quando sono rimasta incinta ad un certo punto si è presentato anche per me l’annoso dilemma: allattare si o no? Ovviamente le linee guida oms sono molto chiare a riguardo ma io volevo comunque scegliere in autonomia e libertà. Come prima cosa sono andata a frugare un po’ la lista degli ingredienti del latte in formula e l’idea di dare a un neonato di pochi giorni bisognoso solo di cure, contatto e natura qualcosa di così artificiale non mi piaceva per niente.
Ho deciso da quasi subito che avrei allattato.
E l’avrei fatto a tutti i costi, testarda e caparbia da buona sarda quale sono.
Un’amica mi ha messo a conoscenza di un gruppo Facebook dove consulenti dell’allattamento e personale sanitario ma anche semplici volontarie fanno da supporto verso quelle mamme che desiderano allattare a termine .
E fin qui, niente da eccepire. Iniziativa lodevole.

Ho fatto parte del gruppo dal 7° mese di gravidanza e ho iniziato a farmi una cultura in materia di allattamento.
Ma più leggevo le problematiche delle utenti e le risposte che venivano date più mi saliva l’angoscia.

Ho infatti avuto modo di conoscere chi fossero le famigerate tettebane.

La prima reazione è stata: noooo io non allatterò!!!
Solo per ribellione a un certo modo di fare.
E non erano le idee a spaventare, seppur non condividendone il contenuto (ciuccio bandito, biberon vietato, paracapezzoli neanche a morire, allattamento fino a che il bambino lo desidera fosse anche 6,7 anni), rispettavo la natura del gruppo e il suo scopo.

Quello che mi spaventava era l’assoluta rigidità, pesantezza, acidità,  arroganza, mancanza di solidarietà e di empatia verso chi era in difficoltà e anche solo leggermente incline a mollare.

(Perché un conto è sostenere e dire dai che ce la fai… un conto è dare della cattiva madre solo perché hai dato il latte tirato con il biberon e non con la siringa, oppure perché dopo 36 mesi di allattamento decidi semplicemente che non ne hai più voglia).

Poi mi sono detta: fermati un attimo.
Tu vuoi allattare? Sì.
Ti sta a cuore, davvero? Sì.
E allora prendi il buono che gruppi di questo tipo hanno, ovvero la ricchezza di informazioni,  e poi tutto il resto sarai solo tu e il tuo istinto e ciò che sentirai giusto.

Così, sono rimasta iscritta e ho continuato a leggere i vari post e la linea dura delle admin.
Dopo il parto ho avuto dei forti problemi al seno e ho chiesto supporto a loro che mi hanno rimandato a una consulente. Per 80€ è venuta a casa mia ad aiutarmi.
È stata molto carina, gentile, disponibile e molto dolce e un valido sostegno psicologico.
Ma no,
non è riuscita a risolvere il problema fisico, un dolore la cui origine sembrava sconosciuta a chiunque.
Ho fatto vedere le tette a metà Milano ma nessuno pareva capirci niente.
Lei inclusa.
Così mi sono trovata davanti a un bivio: o mollo del tutto, o faccio di testa mia e vediamo come va.

Ho tirato il latte e ho dato l’aggiunta (poca) quando il dolore era insopportabile
e nel giro di 1 mese quando è passato così come l’ho introdotta l’ho tolta e Jp non ha mai smesso di  ciucciare con gioia.
Certo,io avevo un obiettivo in mente… allattare. Magari qualcuna avrebbe mollato prima.

E allora?  Sarebbe andato benissimo uguale se qualcuna avesse mollato perché per lei non era altrettanto importante.
La maternità non è un martirio. Va bene il bene dei figli, benissimo far ciò che è meglio per loro in primis, ma immolarsi alla causa, per carità, no.

Perché non siamo tutte uguali.
Perché ci dobbiamo rispettare tutte quante.
Perché non ne posso più di quelle madri che si sentono meglio di te.
E se lavorano perché loro non si annullano.
E se stanno a casa perché loro si dedicano al figlio.
E se allattano perché fanno la cosa giusta.
E se non allattano perché sono più felici e mamma felice bimbo felice.

Spesso penso che se i figli li facessero gli uomini non ci sarebbe tanta rivalità, invidia, cattiveria che c’è tra le mamme.
Sarebbero tutti solidali e leggeri… del tipo “ah non allatti? Ah ma sai quanto me ne frega, andiamo al parco?“.

Noi invece sempre là (e delle volte mi accorgo di farlo anche io, non sono certo perfetta) pronte e giudicare, osservare, etichettare, pensare io farei meglio. Io saprei cosa è meglio.

Sei sicura mamma che lo sai? Sei proprio, proprio sicura?

Due mesi dopo aver compiuto un anno Jp ha iniziato a rifiutare il seno. Essendomi informata dal gruppo, sapevo che si trattava di un cosiddetto “sciopero”. Che sarebbe passato dopo qualche giorno e che avrei dovuto continuare a insistere e non usare interferenti.
Io ho usato il ciuccio fin da subito nella vana speranza mi aiutasse a farlo dormire e probabilmente la causa era quella.
Ho offerto il seno per una settimana. Lo gnomo girava la faccia.
Dopo un po’ ho realizzato che io ero più contenta così.
Che non mi mancava per niente.
Che rivolevo i miei maglioncini a dolcevita, i reggiseni col ferretto e sì, anche il mio seno tutto per me.
Non mi piaceva l’idea che Jp mi sbottonasse da solo la camicetta, né quella di allattare per anni.
L’ho assecondato, e ho smesso.

Vi chiederete se ho iniziato a dormire.
La risposta è NO.
Va molto meglio, specie alcuni giorni, ma come sospettavo l’insonnia di Jp non è mai stata legata alla tetta.

Ragazze, mamme… fate quello che vi sentite.
Siate forti. Siate voi stesse.



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