Un tranquillo venerdì di paura (a cena)

Un tranquillo venerdì di paura (a cena)

Ieri ho deciso che basta stare in casa tutte le sere.
E cenare cibi sani, farli mangiare anche a Jp, assistere alle scene di supplica di Masua per averne un pezzettino, pulire il seggiolino, mettere la lavastoviglie cercando di non farci infilare dentro lo gnomo, consegnarlo al papà per il bagnetto, mettere a posto i giochi che finiscono ovunque da far invidia a un asilo nido, e metterlo a letto.

Correre almeno 2, 3 volte in camera perché lo senti chiamare e hai paura che si butti giù dal lettino visto che le sbarre tu, madre evoluta e montessoriana, hai testardamente voluto tenerle giù.
Basta, basta con questa routine, dico alla mia metà, compagno anche di noiose abitudini.
Basta con la vita da vecchi. Usciamo, andiamo in centro città che hanno fatto isola pedonale nuova, fingiamo di non avere sonno, mangiamo al ristorante di mio cugino. Usciamo.

Usciamo.

Genitori sprovveduti e poco abituati ad uscire commettiamo subito l’enorme errore di prenotare senza chiedere se avessero i seggiolini per bambini.
Lo davo per scontato. Vuoi mica che al giorno d’oggi con tutte le modernità di cui siamo dotati non abbiano un seggiolino?

No. Non hanno un seggiolino.

“Vabbè, vi arrangiate, no?”
Dice mio cugino.
Caro, carissimo cugino che abita in un monolocale in centro al 3° piano senza ascensore e non sa che il verbo arrangiarsi con un bambino di un anno non esiste.
Ma si, noi stasera siamo ggggiovani e pieni di vita e Jp è anche tranquillo, sgranocchia la sua galletta di mais e sorride a tutti.

“Però alle 21.30 dovete lasciare il tavolo che ho una prenotazione, pensate di farcela?”
Sono le 20. Noi alle 21 in genere siamo allo stremo delle forze. Si, credo che possiamo farcela.

E poi inizia la tragedia.
Jp se la fa addosso. Non hanno il seggiolino, figurarsi un fasciatoio. Il passeggino è chiuso all’ingresso che occupava troppo spazio.
Per un attimo mi balena l’idea di cambiarlo sul divanetto. Il ristorante è deserto perché qui alle 20 non mangia nessuno, eccetto gli sfigati.
Poi immagino la scena deprimente del piatto di pesce portato dal cameriere proprio mentre la cacca di Jp viene raccolta dalla salvietta.
Mi passa già l’appetito.
E teniamola sta cacca non sarà poi tanta.
E se gli viene il culetto rosso? E che sarà mai un po’ di culetto rosso dai che non puzza neanche tanto… fai sentire? … mmm ma si, si può fare.

Arrivano le pietanze.
E qui l’incubo si rafforza. Lo gnomo non ha nessuna intenzione di stare fermo. E perché dovrebbe? Guarda che bel divanetto e quante luci e quella porta che si apre e si chiude continuamente… Che figata!!
Persino la pasta in bianco con 10 kg di parmigiano non basta a tenerlo buono. Il piatto è troppo grande, cadono i fusilli a terra, ne chiediamo uno più piccolo, la situazione non cambia, provo a imboccarlo ma fa no con la testa…

“Metti VEO VEO su You tube!”
Propone il mio compagno.
“Ma dai ho sempre odiato quelli che al ristorante tengono fermi i figli con il cellulare!”
“Io vorrei almeno mangiare due forchettate in santa pace… tu no?”

Ed è qui che il dramma si intensifica: non c’è campo.
Niente. Neanche una tacca. Siamo in una specie di grotta, credo.

Attimo di panico.

Ok, facciamo a turno. Prima lo tengo io, lo imbocco, lo distraggo e poi mangi tu…

Nell’arco di due minuti esatti mentre lui ingoiava i salumi a velocità supersonica Jp è riuscito:

  • A perdere le scarpe
  • A tentare il suicidio 10 volte buttandosi dal divanetto
  • A buttare il cesto di pane per terra.
  • A cercare si sfregiarsi con il coltello 

     

Non avevamo neanche finito gli antipasti che non vedevamo l’ora di tornare a casa.
Io ho letteralmente iniziato a sudare
.
Quando la cena è volta al termine il mio compagno mi ha chiesto se poteva finire la birra.
Ma certo, ora ci mancherebbe siamo arrivati fin qui e nemmeno una birra riesci a finire?
Salvo poi sorprendermi a fissarlo nervosamente mentre la beveva.
Ok, ok. Andiamo via.

Sono le 21.15.

A quel punto arrivano loro. 3 ragazze di 25 anni circa.
Tacchi alti, vestito alla moda, piega perfetta (in che stato dovevano essere i miei capelli?)
Ridono, scherzano, sfogliano lentamente, ma lentamente, il menù.
Una di loro si accorge che Jp la guarda sorridendo. Esclama: “ciao bel bambino!”
Ma è solo per gentilezza, è distante.
Quel bambino come tutti i bambini esistenti ora non le interessano, sono troppo lontani dal suo mondo, sono figuranti della sua esistenza.

Rivedo me 10 anni fa.
Mi manca.
Ma no, non credo fossi più felice.



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esseremammaoggi
4 anni fa

E’ Inutile, ogni volta che si esce a cena è così. Ieri sera l’ultimo episodio, torno a casa più stremata di prima pensando che forse forse sarebbe stato meglio cucinare qualcosa, lavare i piatti, giocare con lui e metterlo a nanna con calma ed essere stremata lo stesso ;)))