Cronaca di una notte qualunque

Cronaca di una notte qualunque

Ore 6 del mattino. Lo gnomo si sveglia. Definitivamente.
Si perché prima si era svegliato all’ 1, alle 2, alle 3 e 30 e alle 4 e 45 per poi riaddormentarsi, di grazia, dieci minuti dopo.
Ma questo risveglio è diverso.

E’ ringalluzzito, si guarda intorno con gli occhi sbarrati.

Sorride, il patatino.
NO. Patatino un corno. Dormi Porca MISERIA, devi dormire.
Ho mal di gola, una brutta tosse, mi fanno male le ossa, devi dormire, sono a pezzi, te lo chiedo per favore.

Le suppliche non servono.
Spengo la luce. Cullo. Niente. Carrilon. Niente. Offro il seno più volte. Niente.

Il padre si deve alzare per andare a lavoro, viene mosso da pietà:
“vuoi che me ne occupo io?”
Ma non ci crede nemmeno lui, sa che i miei tentativi sono falliti e lui non ne conosce altri. E poi il tempo stringe, deve uscire.

Dopo un’ora sono ancora là che cullo, che allatto per breve tempo perché si stacca per guardarsi intorno, che provo a ignorare i lamenti, che mi viene quasi un attacco isterico quando si mette a fare “grat grat” sulle sponde del lettino.

Alle 7.30 faccio ciò che una madre esaurita che si rispetti deve fare.
Lo piazzo davanti alla TV.
Con me presente, per conservare un minimo di decenza.
Io ovviamente crollo subito, mi risveglio dopo 10 minuti e sembra dormire anche lui. Lo sollevo. Scoppia a piangere.

A quel punto interviene lei: MIA MADRE.
Perché dovete sapere che causa trasloco e sistemazione della nuova casa siamo fino a Gennaio dai miei genitori.
Mia madre è una donna complessa, ci vorrebbe una enciclopedia solo per descriverla, diciamo che non mi ha reso l’infanzia (e soprattutto l’adolescenza) facile.
Per semplificare il modo in cui mi ha spesso fatto sentire io dico sempre che è l’unica donna che conosco capace di essere opprimente e assente allo stesso tempo.
Però è innegabile che abitare sotto lo stesso tetto abbia i suoi lati positivi.

“dammelo lo prendo io”.

Le parole magiche.
Gliel’ho lanciato tipo frisbee e mi sono infilata sotto le coperte.

Ho pensato due cose, fondamentalmente:

La prima quanto erano fortunate le donne di un tempo che si abitava tutte insieme e ci si dava una mano per ogni cosa.

La seconda è … ma perché nessuno ammette mai quanto sia difficile amare un figlio che non dorme?

Questa omertà, questa ipocrisia che circonda la maternità deve finire.
I primi tempi per me sono stati durissimi, JP non dormiva, mi facevano male le tette, avevo dei fortissimi dolori post cesareo, il mio compagno era più inebetito di me.

La gente mi chiamava per sapere come stavo e io dovevo per forza dire bene perché se anche solo provavo ad accennare un “ma guarda veramente vorrei urlare e spaccare il mangia pannolini”, la reazione era di vero e proprio sdegno, sia che la domanda venisse da una madre che no. Spesso chiudevano con un “vabbè ma è comunque splendido no?” e mi toccava pure rassicurarli.

Oggi pomeriggio JP non voleva fare il pisolino. Se lo toccavo strillava.
Ho pensato che a volte più siamo incazzati più abbiamo bisogno di un abbraccio. L’ho messo nel marsupio (rigorosamente ergonomico).
Ho messo su una canzone di Paolo Conte. Ho ballato.
All’inizio ha pianto. Poi è crollato.

Per una lunghissima e sudatissima mezz’ora.



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wwayne
3 anni fa

A proposito di canzoni, ultimamente ascolto spesso questa:

Che ne pensi?

wwayne
3 anni fa
Reply to  unamammazen

La canzone è “Moby Dick” del Banco del mutuo soccorso. Te gusta? 🙂

wwayne
3 anni fa
Reply to  unamammazen

Ottima decisione! Grazie per la risposta! 🙂